COMBATTIMENTO CONTRO IL BALROG A MORIA

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Il 2 aprile del 1992 la nostra compagnia di MERP ingaggió un terribile scontro con il Balrog di Moria, lo stesso che sembrava fosse stato sconfitto da Gandalf dopo la caduta. Fu cosí che liberammo Moria dall’oscuritá e Durin Datorf divenne re. Questo é in 6 parti il resoconto di quel travolgente combattimento; 15 round di fuoco, fendenti, frustate e arti tranciati!

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I e II round. Clikka per ingrandire.

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III, IV e V round. Clikka per ingrandire.

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VI round. Clikka per ingrandire.

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VII, VIII, XI e X round. Clikka per ingrandire.

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XI e XII round. Clikka per ingrandire.

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XIII, XIV e XV round. Clikka per ingrandire.

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BALINOR

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Balinor é l’alter-ego di un personaggio della Spada di Shannara, simile nel fisico ma opposta la sua indole, crudele ed efferata.

Balinor vive le sue giornate ignorando il pericolo e disprezzando il prossimo. Ama le donne e spesso le uccide. Il tradimento é poca cosa. L’orgoglio é l’essenza vitale del guerriero.
Spesso é spinto dal desiderio di pregare le immense divinitá del Caos, nonché di offrire loro orribili sacrifici. La morte per lui é come un cancello…

É posseduto dal malvagio spirito di un cavallo, che puó apparire mentre galoppa nei suoi occhi. Quando si manifesta, Balinor lo cavalca instancabilmente. La sua spada si chiama Andrugal, che significa “Fil di Tenebra”.

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Chi puó dire cosa sia il buio
Io sono in grado di comprenderlo
Io posso parlarci
Io conosco i suoi desideri.

Chi é in grado di sfidare l’oscuritá
Io non mi pongo davanti ad essa
Io non mi dileguo dalla sua essenza
Io sono al suo fianco, lei mi conosce.

Chi osa sfidare la morte?
Non certo io.
Per me la morte é solamente un cancello…
Quanti ne ho giá varcati…

BALINOR – VENDICATORE DEL 12 LIVELLO

Livello Chierico IV

AC -5
PF 107

FORZA 18
INTELLIGENZA 10
SAGGEZZA 17
DESTREZZA 13
COSTITUZIONE 18
CARISMA 13

THACO 13
DANNI SPADONE 2d8+9

Il teschio che porta con se l’effige della morte
Affligge la mente del debole
Sostiene lo sguardo del forte
Poiché la tenebra lo segue dappresso
La sua scia porte distruzione
Ed il fuoco che arde dentro il bianco osso
Brucia ogni essenza
Lasciando piaghe senza tempo.

Estratti da una scheda del 1990

MEMORIE DI GIOCO

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Ho ritrovato queste tre pagine di memorie nel mezzo alla vecchia roba di gioco. Sono i ricordi delle mie prime esperienze ludiche. Il manoscritto era datato 1994. Buona lettura.

È difficile tornare indietro con la memoria. Scavalcare con abilità ogni desiderio che ti cresce dentro, quando sfiori col pensiero un bel ricordo che potrebbe incatenarti dentro una prigione di convenienza. La nostalgia…
Queste che sto scrivendo sono le memorie di un gruppo di giocatori, attraverso sei anni di storie e di avventure. I ricordi lentamente svaniscono, ma la testimonianza deve rimanere.
Perché mi sono dato questo compito?
Perché sono da sempre lo scrivano della compagnia, nonché sognatore e narraleggende. Ma forse non sono altro ciò che indica il mio nome; un salice. Un salice sognatore narraleggende.

Ho deciso di esiliarmi per qualche tempo per portare avanti alcuni progetti, come questo qui. Sono lontano da casa, ed è più facile scavare dentro il pozzo della memoria, recuperando i pezzettini di questa storia. Forse un giorno troverò l’occasione di narrarvela…
Il mio unico desiderio è quello di mantenere vivi i ricordi di quelle persone, che mi sono care più di ogni altra cosa. È a loro che dedico queste righe.

In sei anni ce ne sono di cose da raccontare…
Il ricordo più lontano è del maggio 1988, quando venni introdotto per la prima volta al gioco di ruolo, da parte di alcuni ragazzi fiorentini. Anche se il fenomeno si era si era sviluppato da tempo nella mia scuola, mi ci avvicinai solo in un secondo momento. Per tutto l’autunno e parte dell’inverno di quell’anno, esplorai assieme a questi ragazzi questo nuovo divertimento. Il nostro era un approccio parecchio acerbo, ma non per questo meno entusiasmante.
Chi conosce il gioco di ruolo sa bene che di solito sortisce due diversi effetti sulle persone. Alcuni lo prendono per un semplice gioco, e lo praticano fino a che li diverte, altri invece vengono totalmente coinvolti dal fenomeno, e la loro vita ne viene completamente sconvolta (come nel mio caso).

Continuai a giocare con questi ragazzi per diversi mesi, ma mentre in loro la voglia di giocare lentamente diminuiva, in me cresceva il desiderio di esplorare nuove possibilità, di provare nuovi giochi e interagire con altri giocatori.
Durante l’anno scolastico ’88-’89 ebbi finalmente modo di avvicinarmi al gruppo di gioco del mio liceo. Incominciò così un periodo molto intenso. La voglia di conoscere, d espandersi e di crescere si rifletteva sui miei personaggi, prima fra tutti il mio chierico Clarko.
All’inizio è sempre il potere quello che ti attrae, ed è un po’ come nella vita reale. Lasciai i miei primi compagni, che non avevano più di giocare, e incominciai a partecipare alle sedute di gioco di questo nuovo gruppo. Era un periodo d’espansione, di ricerca e di crescita. Il mio personaggio crebbe di svariati livelli in tempi molto brevi, e ripensandoci non nascondo un certo dispiacere. Avrei preferito fare un po’ più di gavetta.

Fu così che conobbi il Gibbo, uno dei primi ad introdurre il gioco di ruolo nel Liceo di Scandicci. Gunan era il suo leggendario guerriero, il suo gioiello, il suo alter ego. Gli altri membri del gruppo erano il Cionko, che giocava l’elfo Raoul, Daniele col suo leggendario mago Titanius ed infine il mitico Zisa col suo nano glabro che aveva per moglie un elfa (roba da pazzi!!!). Se non erro si chiamava Jack la Iena…

Ricordo che la prima partita che disputai insieme a questa nuova compagnia fu a casa di Daniele. Eravamo in diversi, e non conoscevo la maggior parte dei giocatori. Tra loro però c’era qualcuno che in futuro sarebbe diventata una figura molto importante della mia vita di giocatore (e non solo!). Era il vecchio Walter, che già all’epoca interpretava il misterioso chierico Adam.
Fa uno strano effetto ricordare quei ragazzini riuniti attorno al tavolo a tirare dadi. Emozionati dagli incontri che facevamo, impegnati ad appellarci alle regole dei manuali, assaporavamo l’idea della crescita di livello, che è rimasto per molto tempo il nostro obbiettivo principale. Ma nel frattempo la nostra fantasia cresceva, come se fosse un muscolo da allenare. Lo alimentavamo con il gioco, e noi lo utilizzavamo nella vita reale. Per questo alcuni di noi incominciarono a distaccarsi dai problemi e dai doveri quotidiani, prima fra tutti la scuola.

A quei tempi il gruppo di gioco non era ancora saldo. Ad ogni seduta gli elementi cambiavano. Gli appuntamenti erano prefissati, e chi non poteva venire a giocare rimaneva indietro con l’avventura, e nessuno si lamentava. Non esisteva ancora l’idea di appartenenza a una compagnia. Eravamo più impegnati a rincorrere i punti esperienza, a cercare nuovi oggetti magici e tutto quello che serviva a far crescere il proprio personaggio.
Ricordo di come di come proprio durante quella prima partita il mio personaggio (un guerriero di nome Gogol), passò di ben otto livelli grazie alla marea di PX assegnatemi da Master Zisa. Questo perché giocavo un personaggio del primo livello e il resto della compagnia era molto più esperto. Così il DM decise di farmi crescere velocemente in modo da inserirmi meglio nel gruppo.

Splendidi i tempi in cui marinavamo la scuola per andare a giocare, anche se adesso li ricordo con un leggero rimpianto. La scuola era diventata un problema per alcuni di noi, immersi così profondamente nel gioco da non riuscire più a rilegare il tempo necessario da dedicare agli studi. Solo Daniele riusciva a non farsi distrarre troppo dagli studi, ed infatti non continuò a giocare come noi. Alla fine degli novanta aveva già attaccato il sacchetto dei dadi al chiodo.

Nel febbraio ’89 incominciai ad appassionarmi di narrativa fantasy. Io che non avevo mai letto un libro di mia spontanea volontà, mi ritrovai a divorare letteralmente tutte le saghe più importanti del genere. Quello che non aveva saputo fare la scuola, lo aveva fatto il gioco di ruolo. Mi aveva avvicinato alla narrativa. La saga della Dragonlance, Terry Brooks ed ovviamente anche il mitico Signore degli Anelli. Letteratura di serie B? Può darsi, ma per me erano delle vere e proprie secchiate di emozioni.

Nell’89 il gruppo partecipò all’annuale torneo di D&D di Stratagemma, il negozio del gioco di ruolo per eccellenza in quegl’anni, ma non riuscì a passare il turno. Io non potetti prendervi parte a causa di un incidente.
Dopo l’estate tornammo a giocare. La voglia non mancava mai ed il tempo riuscivamo sempre a trovarlo. A volte potevano esserci dei problemi per trovare il posto, ed avevamo sempre come ultima alternativa i tavolini dei bar. Acquistavamo oppure fotocopiavamo nuovi manuali, arricchendo così le nostre conoscenze ludiche, e calandoci sempre più in profondità dentro quel mondo. E nel frattempo i nostri personaggi diventavano sempre più potenti e anche più ambiziosi. Si costruivano magioni, si armavano eserciti, si ingaggiavano battaglie.

Tra noi giocatori si sviluppò un certo affiatamento indipendente dal gioco. Incominciavamo a ritrovarci anche solo per stare insieme, parlare oppure uscire. Il gdr era stato il pretesto per conoscerci.
Ma il gioco era comunque sempre presente. Ricordo con un sorriso gli appassionati monologhi del Cionko sui draghi tenuti sugl’autobus, mentre la gente ci osservava stranita. Altri tempi…

L’anno scolastico ’89-’90 unificò un gruppo molto solido. Cionko, Walter, Daniele, Zisa ed io. Il Walterone già ci sbalordiva con i suoi disegni, ma non era solo quello il suo talento. Quando lo Zisa ci lasciò per dedicarsi totalmente al suo gruppo, Walter divenne il nostro nuovo DM.
Ricordo l’epica avventura ispirata da un vecchio disco degli Helloween, che s’intitolava “The Keeper of the Seven Keys”. Titanius, Raoul, Clarko, Adam, una sequela di eventi catastrofici, esplosioni, demoni e fuochi. Fu l’apice del power playing per alcuni di noi.
Spesso giocavamo alla Willowfarm, la cantinetta che avevo allestito per i nostri raduni. Un tavolino da picnic rosso e una manciata di dadi, mentre l’effetto del Neocid, l’ammazza-zanzare allucinogeno che spruzzavamo di continuo per uccidere gli insetti, aiutava a farci viaggiare con la fantasia. Erano davvero dei tempi balordi.

Alla fine dell’anno scolastico Daniele abbandonò definitivamente il GDR. Nel settembre 1990 nacque ufficialmente la nuova compagnia, il gruppo con cui ho condiviso per oltre un decennio il tavolo da gioco.
Erano loro, i soliti cospiratori.
Un giorno ve ne parlerò…

1994

TESTIMONIANZE DEL GRANDE BOTTO (2000)

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UN FIUME CHE SCORRE VERSO IL MARE

I popoli nascono e muoiono, i tempi cambiano, le religioni si trasformano e i re vanno e vengono, ma la vita rimane sempre quella; un fiume che scorre verso il mare.
La mia vita è stata lunga, la mia esistenza ancor di più, ma l’enorme massa d’acqua che
“Io” come “Fiume” trasporto ora, che sono vicino al mare, non è né più né meno importante dei mio primo affluente, quel piccolo ruscello a monte.
Tutti i fiumi sono uguali e tutte le vite sono uguali; e il mare è uno solo.
Ricordo vagamente la mia giovinezza, tempi ormai andati di eroi senza meta, valorosi uomini timorati della vita ma non della morte. Noi tutti fuggivamo da qualcosa che non riuscivamo ad accettare, e fermarsi voleva dire rimanere a pensare all’inevitabile controllo che le forze superiori avevano su di noi.
Ma quando il gioco divenne divertente e scontato i miei occhi si aprirono, o almeno credetti, e grande fu la meraviglia nel vedere quanto poteva essere fatto perché le cose non andassero più così.
Divenni un uomo saggio, un essere illuminato, e mi sentivo come un mezzo attraverso il quale il mondo poteva vedere la verità. Era bello crederci, ed era certamente ciò che di più nobile ci si possa aspettare da qualcuno. L’ascensione a una difficile verità, che, proprio perché difficile, è anche più nobile.
Credetti di far parte di un importante progetto che avrebbe risolto i mali della terra, e convinsi i miei discepoli e me stesso che noi avevamo il compito di attuare sul mondo ciò che la Madre ci ha da sempre insegnato; lasciar morire e far rinascere.
Oggi ho capito che alla fine la bilancia pende a suo piacere, e il nostro voler ripristinare l’equilibrio non è altro che un placebo che ci convince della giustezza dei nostri buoni propositi. Non possiamo insegnare alla terra a nascere e morire, poiché queste sono le sue più grandi arti, le sue affermazioni di esistenza.
A noi uomini non ci resta che sedere da qualche parte ad ammirare questo spettacolo che è la vita, finché il mare non ci richiamerà.

Radiosità da una parte ed Entropia dall’altra, sopra i due piatti della bilancia. Modius, il Loto Nero nato dall’unione tra Entropia e Natura, viaggia verso l’Alfheim. Eserciti di uomini e creature convergono al centro di una terra sull’orlo del collasso. I Druidi sono in allarme e sentono il dovere di arbitrare questa nuova resa dei conti. Davanti a tutti questi eventi Clarko sente solo il bisogno di sedersi ed aspettare, perché è fermamente convinto che se muovesse anche solo un dito da una parte o dall’altra, chi muove le pedine dall’alto farebbe subito compensare la differenza. Per la prima volta avverte l’inutilita delle sue intenzioni…
…e ride!

Solo una cosa gli preme; il timore e la preoccupazione di tutti i suoi figli.
Ha solo pochi giorni per agire, ma la sua entità è grande e veloce.
Concentrandosi sugli animali e le piante, che nella loro inconsapevolezza subiscono questo grande movimento di energie sulla terra, trasmette loro sentimenti di calma e di pace, invitandoli ad affrontare in serenità l’ennesima conseguenza dell’ordine delle cose.
La vita scorre finché non giunge al mare.

DUE UOMINI PERPLESSI OSSERVANO IL MARE

Il momento è giunto e lui ha raccolto la chiamata. Harak sarebbe fiero del suo discepolo. Yamun non ha bisogno di muoversi come un eroe. Sa che il suo carretto non viaggia veloce e lo rende ben visibile, ma lui è abituato ad attraversare le sue terre con quel fedele mezzo, e non crede nei motivi per rinunciarvi. Egli è forse il più testardo degli Ethengariani, ma a lui non importa. La chiamata lo conduce a sud, attraverso un territorio in fermento, in un tempo carico di strani eventi, mentre i venti portano troppo frequentemente all’orecchio cattive notizie. Sulle strade dei mercanti di Darokin, che Yamun conosce meglio dei suoi pidocchi, lo shamano guarda ed ascolta, e ciò che carpisce gli fa storcere il naso. Nelle notti all’aperto egli osserva i volteggi che Masar, suo fedele falco, dedica alla luna, e accompagna la sua danza con il ritmo dei suoi tamburi rituali. A volte, sedendo da solo davanti al fuoco, i suoi occhi si rovesciano ed incomincia a salmodiare strane litanie che si si concludono con un risveglio improvviso. Poi riattizza il fuoco ed affronta gli incubi recati dalle tenebre.
Valica le montagne entrando in Karameìkos, e qui il richiamo si fa vicino. Nei suoi sogni di droghe shamaniche egli vede un giovane druido che lo chiama, ma nei suoi incubi notturni questo giovane dìventa un vecchio. Ormai avverte la vicinanza del mare, e sente che il suo viaggio sta per concludersi. In una locanda di un piccolo porto si abbandona alle arti ristoratrici del vino, e solo quando la sacra bevanda ha agito a dovere sulle sue ansie, Yamun individua, seduto vicino al fuoco, il vecchio dei suoi incubi; Angus il guerriero-druída.
Lo shamano si avvicina a quell’uomo curvo che sembra cercare il calore, in un fuoco stranamente freddo, e gli porge una coppa colma di rubini e profumo. I due incrociano gli sguardi, e prima di emettere un solo verso si sono già intesi. È così che le parole di Angus, in parte deliranti e in.parte terribilmente vere, iniziano a narrare al piccolo uomo dell’Ethengar i fatti e i misfatti di questa ultima storia del mondo. Prima il fuoco si spegne ma i due, aiutatí dal calore del vino, non se ne accorgono. Poi la locanda chiude, ma i due continuano a parlare e si trascinano fuori, nella notte ormai vecchia e silenziosa. Insieme raggiungono il mare e si siedono sugli scogli, e Angus continua a proferire verità e fandonie, deliri mistici e folli. Yamun Oktai annuisce affascinato. Intanto il cielo si rischiara e all’orizzonte, dove il mare si porde, la linea cho divide il cielo risalta netta, e il sole che nasce si specchia nell’azzurro di un oceano immobile.
Uno strano giorno è nato, e tutto sembra sul punto di crollare. Ma i due continuano a parlare, e Yamun tiene ancora in mano una fiasca mezza piena del liquido dei sogni. Il più è stato fatto, adesso bisogna solo aspettare!

LA RIPOSTA DEL MASTER

Mystara. 3 ore dopo l’alba del Iº giorno del grande botto; Clarko. La natura, questo ordine impazzito e bilanciato, sembra prepararsi ad un giomo di festa funebre. Oggi è il primo giorno della grande apocalisse magica, tutto quello che seguiva gli standard di creazione sembra congelato in una gelida stretta d’inverno. Tutto è fermo, stranamente inquieto, assurdamente paralizzato. Il vento è quasi assente, un orribile bonaccia calda ed appiccicosa ricopre Mystara come un velo trasparente zuccherino ed opaco; le foglie, le gemme, i piccoli rami di ogni albero, sembrano paralizzati da un male incurabile, da un immobilità straziante. I colori delle foglie si trasforinano presto in uno sbiadito grigio verde di una notte senza stagioni. La terra sembra così arida, priva di vita, è un campo arato per non ricevere semi o germogli; tutto è brullo, stranamente povero, la sabbia ricopre pesante ogni fessura senza che il vento la sposti e l’accarezzi. I fiori non sono sbocciati stamattina, chiusi come feti impauriti, attendono che il sole torni a splendere con il suo naturale calore, oggi sembra una lanterna tiepida, la luce d’eclisse, le ombre stranamente allungate e contorte. Il mare non respira stamane, le onde aspettano il ritorno del suo profondo movimento, le placide acque, come fango liquido, sfiorano timidamente le coste di Karameikos; leggere, lente, le coste rimangono orfane dell’odore del mare. La salsedine, che stagna senza il suo amico vento, forma specchi opachi di sale secco sulla roccia.
E Clarko ride… L’inutilità di tutto questo. L’estrema agonia di una bestia al collasso. “La vita scorre …. finchè non giunge al mare…”. É questo un pensiero, un eco senza vento ne suono che inebria Mystara come un colpo di frusta schioccato nel silenzio… Un piccolo ed impercettibile soffio di vento lo trasporta lontano, tra le piume ambrate di piccoli volatili rinchiusi in un tronco cavo, fra le forti corna di uno spento cerbiatto seduto, nelle orecchie di chi può ancora ascoltare il richiamo della natura. Un cane abbaia, inipaurito, legato ad un legaccio di corda bisunta.. Da lontano un altro risponde con un latrato tremante… Lentamente, fondendosi come le nuvole quando si scontrano, gli animali riacquistano fiducia, sentono come una scossa leggera e piacevole la vita, percepiscono la loro paura, la disegnano nei loro volti, ed apprendono che la paura non può far vivere, che la paura fa dimenticare. I latrati si trasformano lenti in canti di guerra, di cani fieri della loro natura di bestie, fieri di avere un linguaggio “primitivo” per i loro padroni, immersi nel loro corpo di animali fanno scorrere potente la loro fiducia. Un’invisibile ragnatela di canti ferini si alza espandendosi tra colline rocciose, solcando montagne ed attraversando pianuare, squarciando il silenzio di una Mystara stuprata dall’uomo, feroce, rabbioso, in pace e fierezza estrema. L’ululato del lupo si somma ai loro cugini, mentre la loro fiducia raggiunge ogni animale che possa udire il tuo canto e le tue carezze. Come un onda di un fiume in piena, un disco che si allarga esplodendo in silenzio senza luce ne bagliori, la tua voce senza vocali spezza la paura e la rabbia del mondo animale; un passero muove la testa tre volte guardandosi attorno, un gesto veloce, stende le ali in un vento assente, ma lui è il vento … … e si libra leggero in un Mondo di niente. Questo è un dono per le altre creature volanti; stormi di uccelli, di corvi, miliardi di piume si spiegano dritte in tutta Mystara, per sfidare la loro paura e vincerla, per vivere liberi in un mondo di prigionia. Lontano i cani ed i lupi uniscono la loro voce, un latrato profondo e senza fine raggiunge ogni angolo di Mystara, portato dal sangue e dalla carne dei loro compagni… Impercettibili zoccoli e piccole zampette ricomiciano a creare il respiro segreto dei boschi, la moltitudine della vita è di nuovo fiera e consapevole. Le piante, i fiori, gemme e boccioli, arbusti e fuscelli, sembrano annaffiati di fiducia e rispetto, di vita distillata dalla paura vinta e sconfitta. Lentamente uno strano fiore di montagna stende i suoi petali, quando il passero solca il cielo sopra di lui con le ali dritte e tese verso l’orizzonte. Ed ecco una femmina di cerbiatto partorire i suoi cuccioli mentre due mele mature cadono pesanti raggiungendo la terra. Il silenzio si sgretola in un esplosione di un universo tornato alla vita. “La vita scorre finche non giunge al mare…”
Clarko è in ognuno di loro, figlio e padre, amico e custode, in ogni animale che torna alla vita, in ogni petalo di sgargianti fiori tropicali, in ogni frutto di fertili piante. “Io sono con voi” Sembra dire ogni tuo figlio, ogni tuo amico, compagno. “Io sono vivo”.
La grande guerra è appena iniziata.

Per quanto riguarda Yamun ed Angus, seduti e sorgeggiando vino sulle scogliere delle coste di Karameikos, ancora non posso risponderti, dato che tutto quello che vedranno, che percepiranno o sentiranno, deve ancora essere giocato nell’unica seduta del “Grande Botto”. Probabilmente saranno così vicini da vedere ed udire l’enorme scontro di poteri e volontà, ma abbatsanza lontani da non subire conseguenze dall’esito dello scontro, sempre che non finisca con Entropia vincente… A quel punto quasi tutto il continente del nord, Il Granducato di Karameikos, Darokin, i principati di Glantri, sarebbero invase distrutte dalla forza disgregante del principio nero…
State con noi … ne vedrete delle belle!

LETTERA DI GIOCO TOMMY-WILLO DEL 2000

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Willo: Eccomi qua ad adoperarmi per il raggiungimento di un fine tanto atteso quanto desiderato, ovvero dare una svolta al mio significato di giocatore di ruolo, pedina di Master(s) malati quali Walter e te.

Tommy: Speriamo di essere all’altezza delle tue più profonde aspirazioni. Io dal canto mio ce la metterò tutta. La poesia è molto più bella della prosa, e la tua storia deve essere la voce delle foglie e il profumo della linfa, non un ruzzolio di dadi. Vedremo…

Willo: Mi accingerò così ad esporti le mie conoscenze, i miei dubbi, le mie considerazioni ed infine i miei obbiettivi riguardo a tre personaggi che mi hanno accompagnato attraverso oltre dieci anni di GdR, in tre relative fasi del mio gioco…

Tommy: Nessun gioco finisce mai. Neanche il gico di un bambino ha mai termine. Non usare il passato. “Tre personaggi che mi accompagnano da dieci anni” è meglio, non credi?

Willo: …Il Druido Clarko, con il quale scoprii, conobbi, esplorai fino ai limiti ed infine rinnegai il gioco di ruolo…

Tommy: Antica leggenda di tempi perduti e ritrovati…

Willo: …lo shamano Yamun Oktai, che mi permise di esaltare al massimo il mio talento…

Tommy: Che è tanto, davvero…

Willo: …ed infine Angus, che mi ha fatto rinascere in un periodo in cui credevo il GdR ormai morto e sepolto.

Tommy: Con questa frase mi dai una gioia immensa. È come se ti avessi riportato bambino, almeno per un attimo. È quello che cerco nel GdR in questo mondo di tristi adulti. Grazie!

Willo: Tre personaggi, un solo intento: tenere in costante equilibrio le forze del male e quelle del bene, a qualsiasi costo. Ma se ciò non fosse possibile, solo una nuova Blackmore potrà riportare l’ago della bilancia al suo posto!!

Tommy: Giusto!

Willo: Angus è dentro il Loto. Ne frena la catastrofica crescita al prezzo della sua esistenza e questo è il suo scopo, ma forse non la sua fine! È per questo che chiede aiuto, e solo la più alta entità umana legata alla natura potrà forse svelare i misteri del Loto Nero e indicare la giusta strada al Guerriero Druido.

Tommy: Approvo.

Willo: Clarko, alla fine delle sue avventure quale Druido delle Terre Conosciute, divenne tale entità, una forza mistica manifesta in ogni animale e pianta. Egli, quando già fu vicinissimo ad affidare il mondo ad un nuovo cataclisma, capì che forse ancora non era ancora giunto il momento, e nell’attesa cadde nel sonno druidico (il suo corpo giace dentro una grande quercia nel Regno Silvano a nord) e la sua essenza prese a viaggiare attraverso le manifestazioni più genuine della natura. Che sia forse giunta l’ora del risveglio?

Tommy: Potrebbe essere proprio Angus a risvegliarlo… magari insieme a Yamun. Accortosi della presenza del Loto, potrebbe risvegliare il “respiro della Natura”.

Willo: Della misteriosa avventura lasciata a metà da Walter non posso dirti molto…

Tommy: Prova lo stesso…

Willo: …ciò che conosco è misero e vago. So che dovevo introdurre l’avvento della nuova Blackmore a discapito delle enormi forze negative (Raoul e Adam su tutte!) che stavano affermando il proprio potere sulla terra. Attraverso ricerche ed avventure, che mi portarono nel lontano nord, all’interno del regno degli elfi ed al cospetto dello stesso Albero della Vita, seppi che io avevo la chiave che avrebbe aperto la porta al mondo verso la quarta distruzione (che, dopo la pioggia di fuoco, la glaciazione e l’alluvione, si sarebbe verificata con un grande terremoto. Fuoco, aria, acqua ed infine terra!!!).

Tommy: In cosa consisteva la tua chiave? Una particolare nascita? Un segno? Un destino prescelto? Il tuo sangue? I tuoi antenati?

Willo: …Chi è che aveva un importante ruolo in tutto ciò? Adam e il suo malefico libro Metic-Lee, che si serviva del chierico per i suoi abominevoli scopi. Raoul, Signore dei Draghi Rossi e cospiratore insieme a Glantri…

Tommy: Adam non lo posso-voglio giocare come PNG, ma con Raoul il Cionko ha già pianto rigiocandolo. Dovevi vedere che occhi lucidi aveva e come gli tremava la voce…

Willo: …Il Pelosino, una creatura tanto distorta quanto misteriosa, la trasformazione più infima di un elfo, una sorta di Gollum di questa storia. E quante volte il Druido lo ha avuto tra le mani e, pur riconoscendo l’importanza del fuggente essere, ha lasciato che egli andasse per la sua strada!

Tommy: Puoi dirmi qualcosa di più su di lui? Era a conoscenza di qualcosa? Era lui stesso la chiave del puzzle?

Willo: …Il Grande Uccello, annunciatore del disastro, un poderoso Roc che con la sua presenza introduce l’inizio del non ritorno.

Tommy: Da dove veniva? Era di carne, oppure era un simbolo per renderlo apprendibile alla mente umana?

Willo: …Ambra, moglie di Adam, fuggita al folle chierico schiavo del Metic Lee, forse essenza stessa del grande Roc.

Tommy: Ambra era incinta? Aveva dei figli?

Willo: Occhi di Sabbia, un saggio senza nome, conoscitore di ogni mistero (forse perché cieco).

Tommy: Sei sicuro che fosse un uomo?

Willo: Non so altro di tutto ciò. Spetta a te mettere, insieme i pezzi, se vuoi. Sappi solo che, come mi rivelò Walter, il Metic Lee contiene una magia di gran lunga superiore a quella druidica e forse anche ad ogni altra! Ed era quel libro che muoveva le pedine di quel gioco!

Tommy: Eh, giá…

Willo: Yamun Oktai fu compagno dell’oscuro Aramis durante le avventure nella città di Flora, ed insieme a lui si schierò contro i malefici Alis Aurus e Lord Essad Moorcraft. In quell’occasione nacque tra i due una strana amicizia, un’intesa che continuò ad unirli anche quando il vendicatore prese la tenebrosa strada marchiata da Atreia e lo shamano se ne tornò tra la sua gente ad imparare i segreti degli spiriti. E fu proprio quando ritornò nell’Ethengar che Yamun soprì che l’aver girato il mondo per anni rinnegando il suo clan, lo aveva temprato a dovere per prendersi infine tutte le responsabilità lasciategli dal grande Harak, capo dei Taijits. Insieme a queste, il grande saggio dello spirito del lupo donò a Yamun una tavoletta contenente un grande potere…

Tommy: Dovrebbe trattarsi della “Tavoletta degli Spiriti”, giusto?

Willo: …Adesso Yamun Oktai, insieme al suo fedele falco Masar, è pronto a conoscere il resto della sua storia.

Tommy: Ed intraprendere il cammino verso il Loto Nero ed Angus, giusto?

Willo: Che dire poi di Nois, il mago conoscitore dei segreti del silenzio. Adesso Jaime non è qui con me, ma da suo ex-Master posso rivelarti alcune cose.

Tommy: Chissà se il Jaimello possa tornare a giocare davvero!

Willo: Egli è al servizio dell’immenso potere del Silenzio, ed ha come primario intento quello di far prevalere il perfetto equilibrio ispiratogli dalla Bilancia Cosmica, questa utopica entità sulla quale molti saggi ipotizzano e ragionano. Nois è anche amico di Yamun. Gli salvò la vita, ed insieme sconfissero un pericoloso essere delle tenebre.

Tommy: Chi era questa entità? Dove avvenne questo fatto e in che rapporti erano i due? Quanto tempo fa successe?

Willo: Se è giunto il momento che i due s’incontrino di nuovo, non devi altro che prendere ì dadi e chiamarci!

Tommy: Venerdì!

Willo: Spero che queste mie righe ti abbiano aperto nuove strade per comporre le tue future avventure, e che non ti abbiano reso più complessi i tuoi compiti di Master.

Tommy: Come fosse semplice! Per rinfrescarti le idee, ecco la lista dei PG e dei PNG nella campagna (sarà un bel lavoro, ma ci provo!). Spero che ti siano utili nel ricordare quello che ti sei scordato e a indagare su cosa non hai mai potuto sapere. Credo che tu sappia cosa significa “Alleanza vs Entropia”. Se ti è oscuro, te lo farò sapere in gioco, venerdì.

LEGENDA: + = PG/PNG morto, @ = Alleanza, Ұ = Entropia

DONATELLO: Gregerg (@) il Cronomante, l’adepto di Rad, Barone di Glantri. – Tuor (@), elementalista della “Frost Mage”,elfo grigio dal sangue nobile. – Aramis, Vendicatore dì Atreia Namphìr.

VALENTINA: Arok (@), Veterano del Northern Reach, mago selvaggio.

CIONKO – Raoul, Dracologo del quinto circolo, Signore dei draghi rossi. – Vynia (@), la paladina della luna, la protetta del re KeIdar di Dakesh. – Ithilien (@), la multicolore, adepta di Tiamat, signore dei draghi cromatici. – Shelingar, lo shadow elf, custode del libro di Sherima.

MICHELE – Ryek (@), il figlio dei venti, elfo elementalista del vento. – Sypher, mago ombra, il portatore della gemma nera di Kretia.

VALENTINO – Karacos, il folle, l’adepto della grande madre, colui che tutto vede.

SIMONE – Ragor (@), ladro della gilda dei sette segreti.

PANDA – Venom (Ұ) (+),il signore dei Veleni.

PUCCI – Shiin Dracon, (Ұ) il demone di Atreia.

MATTEO – Nekrad (Ұ) (+), l’adepto di Shelobia, il Necromante pazzo.

ENRICO – Sauloth, il defunto Loom, Vampiro reale della famiglia dei Namphir.

WILLO – Angus, il druido dell’alce, custode del Loto Nero. – Yamun Oktai, custode della bilancia cosmica, figlio del lupo. – Clarko, il Respiro della Natura.

MIRKO – Iroqui, lo shamano del corvo dalle ali di notte, “vecchio gufo danzante”

JAIME – Nois, il Silente.

PNG – Etienne d’Amberville (@) – Rad, l’Empireo dell’Energia (+) 1/7 forme – Entropia (Ұ), il caos indiviso, la morte senza ritorno, il disordine. – Tiamat (@), il multicolore, il signore dei Draghi Cromatici. – Colmegh(@), il drago di cristallo. – Flamegoth (@), il reggente dei draghi rossi. – Esdemon (Ұ)(+), Slatin dì Blackmoore sacerdote della morte. – Amos (@)(+), Slann di
Blackmoore sacerdote della vita. – Visifil Radan’faery, l’uomo cane, il mago selvaggio, (è un coboldo) – Shelobia (@)(Ұ), la dama nera, la custode del Metal Ine, l’oscura signora. – Modius Il Loto Nero (Ұ), il seme di Entropia. – Taeylis (Ұ) , la custode del nero portale di Entropia. – Sephiroth (Ұ)(+), L’Antico Velenoso, Padre dei Draghi Verdi – Kuma (Ұ) il drago non morto, il drago d’ombra. – Rock (+), il maglio del nord. – Sherima (+), Drow, la custode dei
segreti, sacerdotessa di Lolth. – Omar (+) [Guldor Krenaste], Drow, ìI chierico di Lolth. – Nedylen Shintalara. La Regina dei Drow della città di “Ched Nazar” – Antegoth (Ұ) (+ per 1d100 di anni) , il demone supremo dei sigilli necromantici. – Seelcroom (Ұ)(+), il Necromante, il guardiano dei tre sigilli. – Giade, la Demonessa del piacere, seconda guardiana dei tre sigilli – BO, L’Imp della fiamma nera, famiglio di Giade. – Bloodstorm, il Mezzodrago, terzo guardiano dei tre sigilli. – Lord Astril (@) (+), il Cavaliere Purpureo.

Willo: Una cosa credo che sia chiara, altrimenti non avrei perduto tutto questo tempo: IO VOGLIO GIOCARE!

Tommy: ANCHE IO!

Willo: A presto.

Tommy: A venerdì!

TRIBUTO A GARY

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Tra i moltissimi tributi apparsi in rete in questi giorni, ho scelto questo. Le parole di questo vecchio giocatore, rotte dal pianto, sono davvero commoventi. Riflettano piú o meno quello che tutti i giocatori di ruolo hanno provato all’indomani del tragico evento.

Grazie ancora Gary! Rest In Peace!

UN PODIO DI 15 ANNI FA

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La prova inconfutabile di un bellissimo terzo posto alla prima edizione del Torneo di Dungeons & Dragons dell’associazione DFC (Death Flying Children).
Il gruppo dei “Portatori di Handicap”, dopo aver eliminato nelle semifinali i cugini della “Gae Bulga”, riuscirono a salire sul podio dopo una meravigliosa partita all’ultimo tiro di dado.
Pochissimi i punti che ci dividevano dal gruppo che conquistò il secondo posto. La vittoria andò agli “Adoratori del Mago Gargiulo”, dopo aver portato a termine un’avventura impeccabile.
Quest’anno si festeggiano i quindici anni da quell’evento!

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