PRINT AND PLAY: IL GIOCO FATTO IN CASA

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Il fenomeno del “print & play” non è molto conosciuto qui in Italia, ma negli USA è diventato, grazie a internet, un vero e proprio hobby per gli appassionati dei giochi da tavolo. Oltre infatti a poter conoscere e testare nuovi giochi, il P&P permette di affinare l’arte del collage e del bricolage. La composizione di questi giochi “fatti in casa” è già abbastanza gratificante di per sé, se poi si ha la fortuna di trovare un bel gioco, allora l’esperienza ha un doppio valore.

Il più grande sito di giochi da tavolo è sicuramente Board Games Geek, una community gigantesca dedicata interamente a questo fenomeno ludico. All’interno di questo sito vi è una sezione interamente dedicata ai “Print and Play”, con oltre 500 entries: wargames, cardgames, racegames ecc. Per ogni gioco c’è una gallery fotografica in cui i membri della community possono aggiungere le immagini dei loro bricolage, ed alcuni lavori sono davvero stupefacenti.

Ma esistono anche molti blog dedicati al “Print & Play”, come l’omonimo Printandplay oppure Kenmgames. Infine il sito della Dwarfstar, che nei primi anni ’80 pubblicò diversi giochi da tavolo di tema fantasy e fantascenza, ha messo a disposizione i suoi prodotti, che sono qualcosa a metà strada tra il boardgame e il gioco di ruolo.

Insomma, il P&P può essere davvero un hobby carino, sempre se si ha disposizione una valida stampante il cui inchiostro non abbia un costo proibitivo.

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WAR ON TERROR: Il Fascino e i Limiti di un Gioco da Tavolo

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Ieri ho giocato per ben cinque ore a War of Terror, un boardgame uscito nel 2006 e divenuto subito estremamente popolare tra i gamers londinesi. La sua affilata ironia e il suo agghiacciante realismo lasciano completamente spiazzati. Anche chi non ama particolarmente i boardgames, non può non rimanere affascinato da questo gioco.

Nel 2003 gli autori, Andy Tompkins e Andrew Sheerin, assistettero insieme a svariati milioni di cittadini britannici, alla dichiarazione di guerra di Tony Blair contro l’Iraq. “Eravamo increduli e furiosi. Era evidente che la parola terrorismo era solo un’etichetta…” Questa indignazione i due la trasformarono in un idea per un gioco, ed è così che è nato “War on Terror”, in cui ogni giocatore muove un impero e usa il terrorismo per i suoi sporchi affari. Un’idea geniale, trasformatasi in un gioco scomodo.

“Un gioco malato, insensibile, pericoloso, dannoso, offensivo indipendentemente dalla parte della barricata in cui ci si trova… Un gioco che incoraggia un atteggiamento sbagliato nei confronti del terrorismo, qualcosa che non possiamo permetterci.” Queste le reazioni di alcuni giornali, positive invece molte altre. Perché il gioco, oltre ad essere ben calibrato, fa davvero riflettere.

Purtroppo si sa che i limiti di un boardgame sono proprio le regole che ne fissano i parametri strategici, e alle quali ogni giocatore deve render conto. Strategia e fortuna sono gli elementi chiave di un gioco da tavolo, anche se l’esperienza di War of Terror ha un qualche sentore di Gdr. Indossare la balaclava con la scritta “Evil” ti fa davvero sentire parte dell’Asse del Male. Un’emozione non da poco, anche se sarebbe stato bello, arrivati a un certo punto, ripiegare il tabellone e lanciarsi in un’avvincente avventura di ruolo.

Guarda anche il documentario della BBC sul gioco

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DAMA GALACTICA

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Inventare giochi mi sta prendendo la mano…

Eccone un altro, ispirato ad una serie televisiva che ho amato moltissimo. Ringrazio Demiurgus per la collaborazione e per avermi fatto capire che una Dama non potrà mai essere una Dama senza le Dame… 😉

Dama Galactica è un gioco di battaglie spaziali per due giocatori ispirato alla serie televisiva Battlestar Galactica.

Materiale in dotazione: Pannello di gioco (versione black e versione light) + 23 Segnalini Raiders e 23 Segnalini Vipers da ritagliare (dame comprese).

Materiale aggiunto: due dadi da 6.

INTRODUZIONE

Non è necessario che conosciate il famoso sci-fi show Battlestar Galactica per giocare questo semplice gioco che ricorda la classica dama. Basti sapere che l’intera epopea televisiva si basa sullo scontro tra Umani e Cylons (droidi ribelli). Questo gioco simula una battaglia tra una squadra di Vipers, i caccia dell’astronave madre Battlestar Galactica, e i Raiders, navicelle Cylons per metà organiche. Lo scopo del gioco è eliminare tutte le navicelle avversarie. SCARICA IL PDF

MOON: Un Gioco da Tavolo di Willoworld

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Inventare giochi è un altro dei miei tanti passatempi. Ultimamente sto cercando di trovare delle soluzioni carine sfruttando il materiale ludico che si può reperire in qualsiasi casa; dadi, carte da gioco, dame e così via.

Tempo fa reinventai la classica battaglia navale da fare con carta e matita e pubblicai Warlords. Poi scrissi le regole di Belligeranza, anche questo un gioco di battaglie da fare con il comune mazzo di carte da quaranta. Oggi invece propongo un gioco un po’ più complesso, con tanto di tabellone scaricabile. Si chiama “Moon” e ha a che fare con i licantropi.

INTRODUZIONE AL GIOCO

Quieta è la notte nella città presso il grande fiume. Nel cielo risplende un disco argentato, l’occhio perverso di un demone antico… in lontananza si ode un ululato, probabilmente un lupo, o forse qualcos’altro… “La licantropia è una terribile maledizione. Non esiste una cura per chi è afflitto da tale malattia…” questo è quello che dicono tutti, i preti, i soldati e gli avventori delle bettole del centro. Oh si, avete letto bene; licantropia. Pensavate fosse una leggenda, vero? E non è l’unico orrore che turba il sonno degli uomini. Molte sono le creature dell’ombra che si aggirano inquiete nei luoghi antichi attorno alla città; foreste, templi, rocche abbandonate. Esseri maledetti che ormai da tempo hanno lasciato le loro spoglie di uomini… tutti quanti cercano la cura, una formula magica che spezza ogni maledizione, la preghiera ad un dio indignato che si prostrerà ad un solo intervento. Il primo che riuscirà a scoprire la formula riceverà i servigi di questo dio, la maledizione verrà spezzata e finalmente potrà lasciarsi alle spalle gli orribili segreti di questa città dimenticata.

Il sistema di gioco è in licenza Creative Commons 2.5. Non lo sono invece le immagini che ho trovato in rete per comporre il tabellone. Scaricate gratuitamente il gioco (tabellone regolare + tabellone stampa light + regole in PDF) a questo link e lasciate un commento per sapere se vi è piaciuto.

PS: Ringrazio Demiurgus per le direttive e il brainstorming via e-mail.

Link diretto al file: http://www.box.net/shared/i0ezxrfiyx

LA RIVALSA DEI GIOCHI DI RUOLO E DA TAVOLO

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Questo è un articolo inerente al gioco che scrissi nel febbraio 2006. Segue la maliziosa e lungimirante risposta del solito Tommy.

Se penso al mondo dei giochi, mia grande passione fin dalla prima età, credo che avremo tra breve una rivalsa dei giochi di società e da tavolo sugli ormai inflazionati videogames.
Il fenomeno dei giochi elettronici, che prese piede già all’inizio degli anni ’80 con i primi “space invaders” e “pac-man”, potrebbe anche essere visto come un episodio postumo del virtuale. Il virtuale nasce dall’immedesimazione, ed i primi giochi che avevano questa prerogativa furono senza dubbio quelli di ruolo. Quindi si potrebbe affermare senza problemi che i primi giochi virtuali furono proprio i GdR.  E comunque è limitativo segnare come data iniziale della pratica dei GdR l’anno in cui uscì Dungeons & Dragons (1973). L’arte dell’immedesimazione nasce praticamente con il teatro, di conseguenza con l’inizio del mondo.

La differenza sostanziale tra i videogiochi e il GdR è che, mentre quest’ultimo richiede, oltre all’immedesimazione, fattori quali creatività, interpretazione e strategia, i primi necessitano solamente dell’abilità manuale. In parole povere, se il GdR è un gioco virtuale “attivo”, i videogiochi sono giochi virtuali “passivi” (nonostante alcuni videogame di nuova generazione, soprattutto quelli su internet, stimolino molto sia le capacità strategiche che la creatività dei giocatori).

Non c’è dubbio che ci sia stata una grande evoluzione del videogioco negli ultimi vent’anni, ed oggi grazie alla rete si è riusciti a colmare una mancanza non da poco, ovvero l’interazione con altri giocatori. Ma questo tipo di rapporto (due giocatori distanti migliaia di chilometri che interagiscono come se fossero nella stessa stanza) è da considerarsi sempre “virtuale”, mentre in una partita a Risiko, per esempio, il rapporto tra i giocatori è assolutamente reale. Questo “gap” potrà forse colmarsi un giorno con l’avvento di nuove tecnologie, ma per adesso mi sembra ben definito, e i ragazzi credo se lo stiano rendendo conto. La riprova ce l’ho spesso con mio nipote, undicenne guerriero della playstation, che davanti a una qualsiasi alternativa al videogioco (davanti alla quale comunque ci passa delle ore), opta sempre per qualcos’altro.

Il punto allora è che non sono i ragazzi a volere la playstation, ma sono i genitori che per comodità (mettere un ragazzino davanti a un schermo e fallo stare zitto e buono per due ore è un bel lusso!!!) scelgono questa via per loro. La società ci toglie pian piano tutto il tempo che abbiamo, e alla fine della nostra giornata non ne troviamo più per passare un paio di ore insieme ai nostri figli, magari giocando insieme al monopoli.
Eppure ho la sensazione che le cose cambieranno presto, almeno mi auguro, ed è per questo che credo che presto ci sarà una rivalsa degli altri giochi.

LA REPLICA DI TOMMY

“La società ci toglie pian piano tutto il tempo che abbiamo, e alla fine della nostra giornata non ne troviamo più per passare un paio di ore insieme ai nostri figli, magari giocando insieme al monopoli.
Eppure ho la sensazione che le cose cambieranno presto, almeno mi auguro…”

E perché dovrebbe?  Perché “dovrebbe cambiare”?

Penso che l’unica cosa sensata è  CHE TU CAMBI, che TU passi del tempo con tuo figlio, anche giocando a monopoli (personalmente non lo amo),  lottando perché questo avvenga,  ad ogni costo, con molta fatica,  ma la tendenza che vedo io è proprio opposta.

I “genitori” della visione tradizionale saranno sempre più degli estranei per i loro figli,  in pochi riusciranno a passare un’ora al giorno con i loro bambini: altre strutture parallele alla famiglia faranno capolino e sostituiranno sempre più il ruolo di “educatore”, “accompagnatore”, “padre” e “madre”, e chissà se in alcuni casi non sia davvero un bene.

I nonni sono ormai divisi dai nipoti da un gap che li rende dinosauri agli occhi della new generation (salvo RARISSIMI CASI) e l’enorme accelerazione che alcuni individui subiscono fin dall’infanzia porterà a dividere sempre più gli spazi in comune, ad impedire una condivisione di una passione comune “dal vivo”.

L’Anomia trova il suo vaccino (per me assolutamente ILLUSORIO) nella rete, che ci RIUNISCE in una agorà virtuale,  in una nuova piazza dove tutti hanno l’impressione di conoscere tutti,  di fare qualcosa in comune con tutti, anche partecipare ad una quest dove si raccatta l’oggettone +69 moltiplicatore x8 di punti sutura in un gioco on line,  ovvero una sequenza binaria,  nulla più. (dopo 100 ore di collegamento, ricordo, passate IN SOLITUDINE in una stanza, salvo rare eccezioni) .

Ahiahiai signora Longari… La rete è davvero una ragnatela! Chi sono le falene?  Chi i ragni?  Il Cyberpunk sta arrivando!

Dialogo padre-figlio  tra qualche anno…

FIGLIO:  “Papà! Mi è flattato il connettore neurale della porta olografica! Non posso farne a meno! E poi il modello della Zetatech stimola la neo-corteccia senza rischio di flatinearsi, c’è meno pericolo di un collasso neuronico nelle basse impedenze! Dai, me lo compri?  Costa solo 350 Eurodollari!”

PADRE : “A che ti servono 700.000 lire?”