NEL FRATTEMPO… II

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GIOCHI DI RUOLO MINIMALISTI

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Quanto può essere complesso un gioco di ruolo? Apparentemente non ci sono limiti… Di esempi ne abbiamo diversi: GURPS, Rolemaster, Dangerous Journey. Ma servono davvero centinaia di pagine di regole per divertirsi? Io credo di no.

Tra gli inventori di giochi amatoriali la sfida è di altra natura. Quanto può essere minimalista un GdR? Forse non c’è nemmeno bisogno delle regole…

Riporto in questo articolo due simpatici esempi di giochi di ruolo super-minimalisti che hanno secondo me tutte le carte per diventare dei divertenti esperimenti ludici. Zombi Light è un sistema che ho tradotto dall’inglese, un Horror Gdr in una singola pagina (io l’ho riedito in due pagine). Babel invece è un mio personale progetto diceless tutto da verificare.

Oltre questi credo ci sia solo il teatro, o la vita vissuta.

ZOMBI LIGHT

BABEL

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GDR GRATIS: C’é solo l’imbarazzo della scelta

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Sono ormai diversi mesi che mi occupo di giochi di ruolo gratuiti scaricabili in rete. Pubblicai un post circa un anno fa in cui presentavo alcuni felici episodi di game design italiano, ma se ci si spinge fuori dall’Italia si puó trovare ogni sorta di materiale di gioco. Davvero, non c’é che l’imbarazzo della scelta.

Sul sito di John Kim vengono esposti piú di 500 gdr “fatti in casa” suddivisi per generi, dall’horror ai supereroi, passando per il solito fantasy. Ad oggi, sono invece 588 i manuali presentati da 1000 Monkeys, 1000 Tynewriters, compresi i folli progetti del contest 24hours RPG, di cui avevo parlato qui. Spulciare tra questi giochi é un ottimo modo per farsi venire delle idee per progettare il proprio gioco di ruolo.

Anch’io, nel mio piccolo, mi sono buttato nel game design, pubblicando alcuni simpatici light rules. Scrivere un GdR con un sistema di gioco completamente nuovo non é facile. Sono convinto che prima di lanciarsi in un’avventura simile sia necessario avere ben in mente l’ambientazione sulla quale si vuole costruire il gioco. Progettare l’ennesimo GdR di fantasy classica puó rivelarsi una perdita di tempo. Il mio consiglio é quindi quello di cercare uno scenario originale per poi cucirgli addosso delle buone regole.

L’approccio al gioco dei light rules e dei giochi “fatti in casa” é sicuramente diverso da quello dei classici gdr. Io stesso ho giocato per anni al solito D&D in un periodo in cui non mi passava neanche per la testa di provare altri giochi. Cambiare gioco all’interno di un gruppo comporta sempre alcuni problemi; non tutti sono disposti ad imparare nuove regole o ad abbandonare i propri personaggi, ma forse l’ostacolo piú grosso é rappresentato dal cambio di scenario.

I light rules, pur avendo tutti gli ingredienti per essere dei giochi di ruolo completi, sono perlopiú episodi ludici adatti ad un paio di session. Non hanno abbastanza spessore per far si che il giocatore si affezioni al gioco o al proprio personaggio. Si tratta percui di un modo diverso di vivere l’esperienza del gdr. Eppure questi giochi possono offrire delle ottime opportunitá per affinare le proprie tecniche interpretative e di improvvisazione. E quando sono fatti davvero bene, non hanno nulla da invidiare ai grandi nomi.

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RESUCITARE O NON FAR MORIRE?

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Almeno che non si giochi un personaggio del Richiamo di Cthulhu o di Paranoia, è normale che ci si affezioni alla propria scheda. La creazione di un PG è un vero e proprio travaglio, non solo per la scelta della professione e della razza, ma per tutta una serie di dettagli che rendono il nostro eroe unico. Il Master sa che non può eliminare dal gioco un personaggio con troppa leggerezza, e per questo motivo usa degli stratagemmi per evitare di deludere i suoi giocatori e non doverli costringere a ripartire da zero.

Se durante il corso dell’avventura i PG, a causa di alcuni sfortunati eventi, si troveranno faccia faccia con la possibilità di morire, al Master non rimarranno che due alternative; giocare onestamente l’avventura e in un secondo tempo riparare alla morte dei personaggi con qualche intervento divino, oppure giocare rigorosamente dietro il screen e truccare i propri tiri salvando così la pellaccia a tutti. Dal mio punto di vista credo che questo secondo metodo sia più indicato.

É vero che il Master non dovrebbe pilotare troppo il gioco per non rendere ogni combattimento scontato, ma il nemico super corazzato che sbaglia una serie di facili colpi è davvero più incredibile della mano di un dio che scende dal cielo a resuscitare i corpi dei poveri caduti?

Può succedere che la morte di un PG diventi una buona occasione per far prendere all’avventura un nuovo corso. Ricordo una campagna di molti anni fa in cui, per far resuscitare un personaggio, il gruppo deviò il suo camminò facendo alcuni sorprendenti incontri. La scelta del DM di trasformare la campagna in una missione per resuscitare un compagno di avventura, si rivelò decisamente molto meno scontata del classico chierico di passaggio con l’incantesimo resurrection pronto all’uso.

A volte la morte di un PG, con susseguente resurrezione e malus derivati, potrebbe essere considerata una sorta di “punizione” per una giocata sbagliata. In certi casi questa decisione può essere giusta, ma il Master dovrebbe sempre cercare di non cadere nell’assurdo. Se proprio un personaggio “ha da morì”, che lo si uccida con tatto e lo si resusciti con stile, mostrando sempre quella disinvolta sicumera tipica dei grandi Dungeon Master.

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NEL FRATTEMPO….

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DETENUTO PERDE LA SUA BATTAGLIA LEGALE PER GIOCARE D&D IN CELLA

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Kevin T. Singer, che sta attualmente scontando una condanna all’ergastolo per aver ucciso il fidanzato della sorella, ha perso la sua battaglia legale per giocare Dungeons and Dragons dietro le sbarre.

Incarcerato nel Correctional Institution Waupun del Wisconsin nel 2002, per due anni il trentatreenne Singer non aveva soltanto giocato a D&D con i suoi compagni di cella, ma era in possesso di diversi manuali ed aveva anche scritto di proprio pugno uno scenario di 96 pagine.

Nel 2004, invece, il carcere gli ha vietato di continuare a giocare dopo che un detenuto anonimo si era lamentato del fatto che Singer e i suoi amici stavano formando una “gang” con la scusa del gioco.

Tutto il materiale di gioco è stato subito sequestrato dalle guardie carcerarie, con la seguente motivazione “giocare di ruolo fantasy può fomentare tra i detenuti, ostilità competitiva, violenza, idee di evasione, dipendenza e gioco d’azzardo”.

Singer si è appellato alla decisione del carcere, ma un paio di settimane fa la Corte d’Appello degli Stati Uniti ha respinto la sua richiesta, con la seguente motivazione “la punizione è un aspetto fondamentale della reclusione”.

Forse si sono dimenticati di un altro importante aspetto della reclusione carceraria, che è quello della riabilitazione. Purtroppo questo caso è diventato uno scomodo precedente per tutti quei detenuti che praticano il gdr nelle carceri americane. È passato molto tempo dalla caccia alle streghe degli anni ’80, in cui il mainstream attaccava il gioco di ruolo considerandolo alla stregua del satanismo, eppure sembra che esistano ancora certi pregiudizi nei confronti di questo affascinante hobby.

Mi chiedo invece se il GdR non possa essere addirittura terapeutico per molti detenuti.

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