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UN FIUME CHE SCORRE VERSO IL MARE

I popoli nascono e muoiono, i tempi cambiano, le religioni si trasformano e i re vanno e vengono, ma la vita rimane sempre quella; un fiume che scorre verso il mare.
La mia vita è stata lunga, la mia esistenza ancor di più, ma l’enorme massa d’acqua che
“Io” come “Fiume” trasporto ora, che sono vicino al mare, non è né più né meno importante dei mio primo affluente, quel piccolo ruscello a monte.
Tutti i fiumi sono uguali e tutte le vite sono uguali; e il mare è uno solo.
Ricordo vagamente la mia giovinezza, tempi ormai andati di eroi senza meta, valorosi uomini timorati della vita ma non della morte. Noi tutti fuggivamo da qualcosa che non riuscivamo ad accettare, e fermarsi voleva dire rimanere a pensare all’inevitabile controllo che le forze superiori avevano su di noi.
Ma quando il gioco divenne divertente e scontato i miei occhi si aprirono, o almeno credetti, e grande fu la meraviglia nel vedere quanto poteva essere fatto perché le cose non andassero più così.
Divenni un uomo saggio, un essere illuminato, e mi sentivo come un mezzo attraverso il quale il mondo poteva vedere la verità. Era bello crederci, ed era certamente ciò che di più nobile ci si possa aspettare da qualcuno. L’ascensione a una difficile verità, che, proprio perché difficile, è anche più nobile.
Credetti di far parte di un importante progetto che avrebbe risolto i mali della terra, e convinsi i miei discepoli e me stesso che noi avevamo il compito di attuare sul mondo ciò che la Madre ci ha da sempre insegnato; lasciar morire e far rinascere.
Oggi ho capito che alla fine la bilancia pende a suo piacere, e il nostro voler ripristinare l’equilibrio non è altro che un placebo che ci convince della giustezza dei nostri buoni propositi. Non possiamo insegnare alla terra a nascere e morire, poiché queste sono le sue più grandi arti, le sue affermazioni di esistenza.
A noi uomini non ci resta che sedere da qualche parte ad ammirare questo spettacolo che è la vita, finché il mare non ci richiamerà.

Radiosità da una parte ed Entropia dall’altra, sopra i due piatti della bilancia. Modius, il Loto Nero nato dall’unione tra Entropia e Natura, viaggia verso l’Alfheim. Eserciti di uomini e creature convergono al centro di una terra sull’orlo del collasso. I Druidi sono in allarme e sentono il dovere di arbitrare questa nuova resa dei conti. Davanti a tutti questi eventi Clarko sente solo il bisogno di sedersi ed aspettare, perché è fermamente convinto che se muovesse anche solo un dito da una parte o dall’altra, chi muove le pedine dall’alto farebbe subito compensare la differenza. Per la prima volta avverte l’inutilita delle sue intenzioni…
…e ride!

Solo una cosa gli preme; il timore e la preoccupazione di tutti i suoi figli.
Ha solo pochi giorni per agire, ma la sua entità è grande e veloce.
Concentrandosi sugli animali e le piante, che nella loro inconsapevolezza subiscono questo grande movimento di energie sulla terra, trasmette loro sentimenti di calma e di pace, invitandoli ad affrontare in serenità l’ennesima conseguenza dell’ordine delle cose.
La vita scorre finché non giunge al mare.

DUE UOMINI PERPLESSI OSSERVANO IL MARE

Il momento è giunto e lui ha raccolto la chiamata. Harak sarebbe fiero del suo discepolo. Yamun non ha bisogno di muoversi come un eroe. Sa che il suo carretto non viaggia veloce e lo rende ben visibile, ma lui è abituato ad attraversare le sue terre con quel fedele mezzo, e non crede nei motivi per rinunciarvi. Egli è forse il più testardo degli Ethengariani, ma a lui non importa. La chiamata lo conduce a sud, attraverso un territorio in fermento, in un tempo carico di strani eventi, mentre i venti portano troppo frequentemente all’orecchio cattive notizie. Sulle strade dei mercanti di Darokin, che Yamun conosce meglio dei suoi pidocchi, lo shamano guarda ed ascolta, e ciò che carpisce gli fa storcere il naso. Nelle notti all’aperto egli osserva i volteggi che Masar, suo fedele falco, dedica alla luna, e accompagna la sua danza con il ritmo dei suoi tamburi rituali. A volte, sedendo da solo davanti al fuoco, i suoi occhi si rovesciano ed incomincia a salmodiare strane litanie che si si concludono con un risveglio improvviso. Poi riattizza il fuoco ed affronta gli incubi recati dalle tenebre.
Valica le montagne entrando in Karameìkos, e qui il richiamo si fa vicino. Nei suoi sogni di droghe shamaniche egli vede un giovane druido che lo chiama, ma nei suoi incubi notturni questo giovane dìventa un vecchio. Ormai avverte la vicinanza del mare, e sente che il suo viaggio sta per concludersi. In una locanda di un piccolo porto si abbandona alle arti ristoratrici del vino, e solo quando la sacra bevanda ha agito a dovere sulle sue ansie, Yamun individua, seduto vicino al fuoco, il vecchio dei suoi incubi; Angus il guerriero-druída.
Lo shamano si avvicina a quell’uomo curvo che sembra cercare il calore, in un fuoco stranamente freddo, e gli porge una coppa colma di rubini e profumo. I due incrociano gli sguardi, e prima di emettere un solo verso si sono già intesi. È così che le parole di Angus, in parte deliranti e in.parte terribilmente vere, iniziano a narrare al piccolo uomo dell’Ethengar i fatti e i misfatti di questa ultima storia del mondo. Prima il fuoco si spegne ma i due, aiutatí dal calore del vino, non se ne accorgono. Poi la locanda chiude, ma i due continuano a parlare e si trascinano fuori, nella notte ormai vecchia e silenziosa. Insieme raggiungono il mare e si siedono sugli scogli, e Angus continua a proferire verità e fandonie, deliri mistici e folli. Yamun Oktai annuisce affascinato. Intanto il cielo si rischiara e all’orizzonte, dove il mare si porde, la linea cho divide il cielo risalta netta, e il sole che nasce si specchia nell’azzurro di un oceano immobile.
Uno strano giorno è nato, e tutto sembra sul punto di crollare. Ma i due continuano a parlare, e Yamun tiene ancora in mano una fiasca mezza piena del liquido dei sogni. Il più è stato fatto, adesso bisogna solo aspettare!

LA RIPOSTA DEL MASTER

Mystara. 3 ore dopo l’alba del Iº giorno del grande botto; Clarko. La natura, questo ordine impazzito e bilanciato, sembra prepararsi ad un giomo di festa funebre. Oggi è il primo giorno della grande apocalisse magica, tutto quello che seguiva gli standard di creazione sembra congelato in una gelida stretta d’inverno. Tutto è fermo, stranamente inquieto, assurdamente paralizzato. Il vento è quasi assente, un orribile bonaccia calda ed appiccicosa ricopre Mystara come un velo trasparente zuccherino ed opaco; le foglie, le gemme, i piccoli rami di ogni albero, sembrano paralizzati da un male incurabile, da un immobilità straziante. I colori delle foglie si trasforinano presto in uno sbiadito grigio verde di una notte senza stagioni. La terra sembra così arida, priva di vita, è un campo arato per non ricevere semi o germogli; tutto è brullo, stranamente povero, la sabbia ricopre pesante ogni fessura senza che il vento la sposti e l’accarezzi. I fiori non sono sbocciati stamattina, chiusi come feti impauriti, attendono che il sole torni a splendere con il suo naturale calore, oggi sembra una lanterna tiepida, la luce d’eclisse, le ombre stranamente allungate e contorte. Il mare non respira stamane, le onde aspettano il ritorno del suo profondo movimento, le placide acque, come fango liquido, sfiorano timidamente le coste di Karameikos; leggere, lente, le coste rimangono orfane dell’odore del mare. La salsedine, che stagna senza il suo amico vento, forma specchi opachi di sale secco sulla roccia.
E Clarko ride… L’inutilità di tutto questo. L’estrema agonia di una bestia al collasso. “La vita scorre …. finchè non giunge al mare…”. É questo un pensiero, un eco senza vento ne suono che inebria Mystara come un colpo di frusta schioccato nel silenzio… Un piccolo ed impercettibile soffio di vento lo trasporta lontano, tra le piume ambrate di piccoli volatili rinchiusi in un tronco cavo, fra le forti corna di uno spento cerbiatto seduto, nelle orecchie di chi può ancora ascoltare il richiamo della natura. Un cane abbaia, inipaurito, legato ad un legaccio di corda bisunta.. Da lontano un altro risponde con un latrato tremante… Lentamente, fondendosi come le nuvole quando si scontrano, gli animali riacquistano fiducia, sentono come una scossa leggera e piacevole la vita, percepiscono la loro paura, la disegnano nei loro volti, ed apprendono che la paura non può far vivere, che la paura fa dimenticare. I latrati si trasformano lenti in canti di guerra, di cani fieri della loro natura di bestie, fieri di avere un linguaggio “primitivo” per i loro padroni, immersi nel loro corpo di animali fanno scorrere potente la loro fiducia. Un’invisibile ragnatela di canti ferini si alza espandendosi tra colline rocciose, solcando montagne ed attraversando pianuare, squarciando il silenzio di una Mystara stuprata dall’uomo, feroce, rabbioso, in pace e fierezza estrema. L’ululato del lupo si somma ai loro cugini, mentre la loro fiducia raggiunge ogni animale che possa udire il tuo canto e le tue carezze. Come un onda di un fiume in piena, un disco che si allarga esplodendo in silenzio senza luce ne bagliori, la tua voce senza vocali spezza la paura e la rabbia del mondo animale; un passero muove la testa tre volte guardandosi attorno, un gesto veloce, stende le ali in un vento assente, ma lui è il vento … … e si libra leggero in un Mondo di niente. Questo è un dono per le altre creature volanti; stormi di uccelli, di corvi, miliardi di piume si spiegano dritte in tutta Mystara, per sfidare la loro paura e vincerla, per vivere liberi in un mondo di prigionia. Lontano i cani ed i lupi uniscono la loro voce, un latrato profondo e senza fine raggiunge ogni angolo di Mystara, portato dal sangue e dalla carne dei loro compagni… Impercettibili zoccoli e piccole zampette ricomiciano a creare il respiro segreto dei boschi, la moltitudine della vita è di nuovo fiera e consapevole. Le piante, i fiori, gemme e boccioli, arbusti e fuscelli, sembrano annaffiati di fiducia e rispetto, di vita distillata dalla paura vinta e sconfitta. Lentamente uno strano fiore di montagna stende i suoi petali, quando il passero solca il cielo sopra di lui con le ali dritte e tese verso l’orizzonte. Ed ecco una femmina di cerbiatto partorire i suoi cuccioli mentre due mele mature cadono pesanti raggiungendo la terra. Il silenzio si sgretola in un esplosione di un universo tornato alla vita. “La vita scorre finche non giunge al mare…”
Clarko è in ognuno di loro, figlio e padre, amico e custode, in ogni animale che torna alla vita, in ogni petalo di sgargianti fiori tropicali, in ogni frutto di fertili piante. “Io sono con voi” Sembra dire ogni tuo figlio, ogni tuo amico, compagno. “Io sono vivo”.
La grande guerra è appena iniziata.

Per quanto riguarda Yamun ed Angus, seduti e sorgeggiando vino sulle scogliere delle coste di Karameikos, ancora non posso risponderti, dato che tutto quello che vedranno, che percepiranno o sentiranno, deve ancora essere giocato nell’unica seduta del “Grande Botto”. Probabilmente saranno così vicini da vedere ed udire l’enorme scontro di poteri e volontà, ma abbatsanza lontani da non subire conseguenze dall’esito dello scontro, sempre che non finisca con Entropia vincente… A quel punto quasi tutto il continente del nord, Il Granducato di Karameikos, Darokin, i principati di Glantri, sarebbero invase distrutte dalla forza disgregante del principio nero…
State con noi … ne vedrete delle belle!

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