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Ho ritrovato queste tre pagine di memorie nel mezzo alla vecchia roba di gioco. Sono i ricordi delle mie prime esperienze ludiche. Il manoscritto era datato 1994. Buona lettura.

È difficile tornare indietro con la memoria. Scavalcare con abilità ogni desiderio che ti cresce dentro, quando sfiori col pensiero un bel ricordo che potrebbe incatenarti dentro una prigione di convenienza. La nostalgia…
Queste che sto scrivendo sono le memorie di un gruppo di giocatori, attraverso sei anni di storie e di avventure. I ricordi lentamente svaniscono, ma la testimonianza deve rimanere.
Perché mi sono dato questo compito?
Perché sono da sempre lo scrivano della compagnia, nonché sognatore e narraleggende. Ma forse non sono altro ciò che indica il mio nome; un salice. Un salice sognatore narraleggende.

Ho deciso di esiliarmi per qualche tempo per portare avanti alcuni progetti, come questo qui. Sono lontano da casa, ed è più facile scavare dentro il pozzo della memoria, recuperando i pezzettini di questa storia. Forse un giorno troverò l’occasione di narrarvela…
Il mio unico desiderio è quello di mantenere vivi i ricordi di quelle persone, che mi sono care più di ogni altra cosa. È a loro che dedico queste righe.

In sei anni ce ne sono di cose da raccontare…
Il ricordo più lontano è del maggio 1988, quando venni introdotto per la prima volta al gioco di ruolo, da parte di alcuni ragazzi fiorentini. Anche se il fenomeno si era si era sviluppato da tempo nella mia scuola, mi ci avvicinai solo in un secondo momento. Per tutto l’autunno e parte dell’inverno di quell’anno, esplorai assieme a questi ragazzi questo nuovo divertimento. Il nostro era un approccio parecchio acerbo, ma non per questo meno entusiasmante.
Chi conosce il gioco di ruolo sa bene che di solito sortisce due diversi effetti sulle persone. Alcuni lo prendono per un semplice gioco, e lo praticano fino a che li diverte, altri invece vengono totalmente coinvolti dal fenomeno, e la loro vita ne viene completamente sconvolta (come nel mio caso).

Continuai a giocare con questi ragazzi per diversi mesi, ma mentre in loro la voglia di giocare lentamente diminuiva, in me cresceva il desiderio di esplorare nuove possibilità, di provare nuovi giochi e interagire con altri giocatori.
Durante l’anno scolastico ’88-’89 ebbi finalmente modo di avvicinarmi al gruppo di gioco del mio liceo. Incominciò così un periodo molto intenso. La voglia di conoscere, d espandersi e di crescere si rifletteva sui miei personaggi, prima fra tutti il mio chierico Clarko.
All’inizio è sempre il potere quello che ti attrae, ed è un po’ come nella vita reale. Lasciai i miei primi compagni, che non avevano più di giocare, e incominciai a partecipare alle sedute di gioco di questo nuovo gruppo. Era un periodo d’espansione, di ricerca e di crescita. Il mio personaggio crebbe di svariati livelli in tempi molto brevi, e ripensandoci non nascondo un certo dispiacere. Avrei preferito fare un po’ più di gavetta.

Fu così che conobbi il Gibbo, uno dei primi ad introdurre il gioco di ruolo nel Liceo di Scandicci. Gunan era il suo leggendario guerriero, il suo gioiello, il suo alter ego. Gli altri membri del gruppo erano il Cionko, che giocava l’elfo Raoul, Daniele col suo leggendario mago Titanius ed infine il mitico Zisa col suo nano glabro che aveva per moglie un elfa (roba da pazzi!!!). Se non erro si chiamava Jack la Iena…

Ricordo che la prima partita che disputai insieme a questa nuova compagnia fu a casa di Daniele. Eravamo in diversi, e non conoscevo la maggior parte dei giocatori. Tra loro però c’era qualcuno che in futuro sarebbe diventata una figura molto importante della mia vita di giocatore (e non solo!). Era il vecchio Walter, che già all’epoca interpretava il misterioso chierico Adam.
Fa uno strano effetto ricordare quei ragazzini riuniti attorno al tavolo a tirare dadi. Emozionati dagli incontri che facevamo, impegnati ad appellarci alle regole dei manuali, assaporavamo l’idea della crescita di livello, che è rimasto per molto tempo il nostro obbiettivo principale. Ma nel frattempo la nostra fantasia cresceva, come se fosse un muscolo da allenare. Lo alimentavamo con il gioco, e noi lo utilizzavamo nella vita reale. Per questo alcuni di noi incominciarono a distaccarsi dai problemi e dai doveri quotidiani, prima fra tutti la scuola.

A quei tempi il gruppo di gioco non era ancora saldo. Ad ogni seduta gli elementi cambiavano. Gli appuntamenti erano prefissati, e chi non poteva venire a giocare rimaneva indietro con l’avventura, e nessuno si lamentava. Non esisteva ancora l’idea di appartenenza a una compagnia. Eravamo più impegnati a rincorrere i punti esperienza, a cercare nuovi oggetti magici e tutto quello che serviva a far crescere il proprio personaggio.
Ricordo di come di come proprio durante quella prima partita il mio personaggio (un guerriero di nome Gogol), passò di ben otto livelli grazie alla marea di PX assegnatemi da Master Zisa. Questo perché giocavo un personaggio del primo livello e il resto della compagnia era molto più esperto. Così il DM decise di farmi crescere velocemente in modo da inserirmi meglio nel gruppo.

Splendidi i tempi in cui marinavamo la scuola per andare a giocare, anche se adesso li ricordo con un leggero rimpianto. La scuola era diventata un problema per alcuni di noi, immersi così profondamente nel gioco da non riuscire più a rilegare il tempo necessario da dedicare agli studi. Solo Daniele riusciva a non farsi distrarre troppo dagli studi, ed infatti non continuò a giocare come noi. Alla fine degli novanta aveva già attaccato il sacchetto dei dadi al chiodo.

Nel febbraio ’89 incominciai ad appassionarmi di narrativa fantasy. Io che non avevo mai letto un libro di mia spontanea volontà, mi ritrovai a divorare letteralmente tutte le saghe più importanti del genere. Quello che non aveva saputo fare la scuola, lo aveva fatto il gioco di ruolo. Mi aveva avvicinato alla narrativa. La saga della Dragonlance, Terry Brooks ed ovviamente anche il mitico Signore degli Anelli. Letteratura di serie B? Può darsi, ma per me erano delle vere e proprie secchiate di emozioni.

Nell’89 il gruppo partecipò all’annuale torneo di D&D di Stratagemma, il negozio del gioco di ruolo per eccellenza in quegl’anni, ma non riuscì a passare il turno. Io non potetti prendervi parte a causa di un incidente.
Dopo l’estate tornammo a giocare. La voglia non mancava mai ed il tempo riuscivamo sempre a trovarlo. A volte potevano esserci dei problemi per trovare il posto, ed avevamo sempre come ultima alternativa i tavolini dei bar. Acquistavamo oppure fotocopiavamo nuovi manuali, arricchendo così le nostre conoscenze ludiche, e calandoci sempre più in profondità dentro quel mondo. E nel frattempo i nostri personaggi diventavano sempre più potenti e anche più ambiziosi. Si costruivano magioni, si armavano eserciti, si ingaggiavano battaglie.

Tra noi giocatori si sviluppò un certo affiatamento indipendente dal gioco. Incominciavamo a ritrovarci anche solo per stare insieme, parlare oppure uscire. Il gdr era stato il pretesto per conoscerci.
Ma il gioco era comunque sempre presente. Ricordo con un sorriso gli appassionati monologhi del Cionko sui draghi tenuti sugl’autobus, mentre la gente ci osservava stranita. Altri tempi…

L’anno scolastico ’89-’90 unificò un gruppo molto solido. Cionko, Walter, Daniele, Zisa ed io. Il Walterone già ci sbalordiva con i suoi disegni, ma non era solo quello il suo talento. Quando lo Zisa ci lasciò per dedicarsi totalmente al suo gruppo, Walter divenne il nostro nuovo DM.
Ricordo l’epica avventura ispirata da un vecchio disco degli Helloween, che s’intitolava “The Keeper of the Seven Keys”. Titanius, Raoul, Clarko, Adam, una sequela di eventi catastrofici, esplosioni, demoni e fuochi. Fu l’apice del power playing per alcuni di noi.
Spesso giocavamo alla Willowfarm, la cantinetta che avevo allestito per i nostri raduni. Un tavolino da picnic rosso e una manciata di dadi, mentre l’effetto del Neocid, l’ammazza-zanzare allucinogeno che spruzzavamo di continuo per uccidere gli insetti, aiutava a farci viaggiare con la fantasia. Erano davvero dei tempi balordi.

Alla fine dell’anno scolastico Daniele abbandonò definitivamente il GDR. Nel settembre 1990 nacque ufficialmente la nuova compagnia, il gruppo con cui ho condiviso per oltre un decennio il tavolo da gioco.
Erano loro, i soliti cospiratori.
Un giorno ve ne parlerò…

1994
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