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Il vascello scivola silenzioso verso le bianche spiagge dell’ isola. Adrassan ordina di gettare l’ancora e di prepararsi a scendere. La ciurma si muove indaffarata lungo il ponte. Tra l’equipaggio si avverte il fermento, l’eccitazione della scoperta. Nessuno aveva mai raggiunto l’arcipelago di Tethur. Ne parlavano le mappe lasciate in eredità dagli stregoni di Mytacaia, ma da quando i frutti da Grafal avevano donato agli uomini di Escor la vita eterna, nessuno si era mai spinto tanto lontano.

“L’isola è abbastanza grande per soddisfare le nostre necessità. Ci fermeremo tre notti, faremo provviste, cacceremo e ripareremo i piccoli danni del vascello. Poi ripartiremo alla volta di Antarcya”. Queste sono le parole che Adrassan rivolge al suo equipaggio.
Poco dopo un paio di scialuppe vengono calate in mare. La maggior parte degli uomini seguono il loro capitano alla scoperta della nuova terra. Solo una decina di marinai rimangono sul vascello.

Raggiunta la costa, gli uomini di Adrassan si adoperano immediatamente per issare il campo. La spiaggia si estende per alcune centinaia di metri nelle due direzioni, una lunga striscia di sabbia bianca che, a cinquanta passi dal mare, si trasforma bruscamente in giungla. L’isola è di origine vulcanica. La vegetazione si arrampica sui dorsali di un vulcano spento.
Gli uomini decidono di piantare le tende all’ombra di alcune palme.

Prima del tramonto Adrassan desidera fare una piccola ricognizione lungo la spiaggia. Verso est s’intravede l’inizio della scogliera, ma dalla parte opposta la striscia di sabbia sembra aggirare l’isola. Insieme a cinque uomini il principe si mette in cammino.

Il sole è inclemente in questa parte del mondo, ma il vento che viene dal mare porta un minimo di refrigerio. Mentre il gruppo prosegue il suo cammino, la spiaggia si assottiglia e gira attorno a una sporgenza dell’isola. Più oltre si apre un’ampia baia.

È una visione che toglie il fiato. Adrassan e i suoi uomini rimangono impietriti davanti alla bellezza e al mistero che si pone loro davanti. Palme, alberi da frutto, mangrovie e altre piante sconosciute ricoprono gran parte della costa. La spiaggia c’è ancora, ma è larga appena una decina di metri, e abbraccia uno specchio d’acqua verde smeraldo. Nel mezzo alla baia si erge un relitto, un enorme scafo di metallo, inclinato da un lato, arrugginito e decadente. Adrassan non ha mai visto un imbarcazione simile, e una parte di se dubita addirittura che si tratti di un vascello.
Il sole intanto diventa rosso, appena sopra l’orizzonte.

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