luomo-alga

Il gruppo guidato da Adrassan si avvicina al relitto, mentre il sole sprofonda nel mare in un’esplosione di gialli e vermiglioni. La luna è già alta, tre quarti, e a breve illuminerà a giorno la spiaggia.

Una parte dello scafo abbandonato giace di traverso sul bagnasciuga. Da uno squarcio nel grigio metallo si intravedono le ombre di quella che, solo con molta fantasia, parrebbe la cabina di pilotaggio.  Uno degli uomini di Adrassan si arrampica con agilità alle frange arrugginite dell’apertura, issandosi a bordo dello scafo.

«Che diavolo d’imbarcazione è? Non ho mai visto niente di simile!» esclama il marinaio.
Gli altri si apprestano a seguirlo, preceduti dal loro capo.
«C’è una strana sostanza che ricopre questi strumenti. Sembrerebbe un’alga, ma anche questa mi è nuova…» mormora il marinaio in avanscoperta.

Gli immortali, o per meglio dire i “condannati alla vita eterna”, hanno strani presentimenti quando le loro esistenze sono a rischio. Adrassan avverte il cambiamento, come un faro nella notte dell’oceano aperto. La vita di chi ha gustato la succulenta magia del Grafal non termina. Al massimo si trasforma.

Quando il marinaio si volta verso i suoi compagni, un orribile ghigno gli si dispiega tra i denti. La sua faccia è per metà ricoperta da una sostanza viscida e giallastra, probabilmente la stessa alga di cui parlava. Lentamente fa un passo verso i suoi compagni, protendendo le mani infette.

Adrassan sguaina la spada e attende, pronto a colpire. Dietro di lui i suoi uomini rispondono al richiamo alle armi. Ma l’alga ricopre quasi totalmente la parte interna dello scafo. Un movimento sbagliato potrebbe far fare loro la stessa fine del loro amico.

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