La storia del gioco di ruolo
Parte VI: Rivoluzione!

di Steven Darlington

Traduzione e adattamento di Willoworld

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Il gioco di ruolo è un hobby intrinsecamente creativo ed in continua evoluzione. In quanto tale, è difficile indicarne un’epoca rivoluzionaria. Ma nella metà degli anni Ottanta uscirono in rapida successione una serie di nuovi giochi, ciascuno dei quali apportò una quantità senza precedenti di nuove idee, lasciandosi alle spalle gran parte della tradizione consolidata. Ognuno di questi giochi fu rivoluzionario in sé, e tutti quanti hanno fatto fare un passo avanti nella trasformazione del gdr in quello che è diventato oggi.

Oltre ad essere innovativi, ognuno di questi giochi fu anche brillante. Infatti, tra questi si possono trovare alcuni dei migliori episodi che questo hobby abbia mai prodotto, giochi che rappresentano la quintessenza del design, capaci di evocare nei giocatori potenti fantasie. È stato questo il periodo in cui l’arte del gioco ha raggiunto l’apice.

L’esempio migliore, e forse uno dei migliori giochi di ruolo in assoluto, è il mitico Richiamo di Cthulhu. Pubblicato nel 1981, il suo genio e la sua importanza nella storia del Gdr non potrà mai venire troppo enfatizzata.

Il mondo di Cthulhu nasce da una serie di raccapriccianti racconti scritti da HP Lovecraft all’inizio del secolo scorso. Queste storie ruotano intorno agli Antichi, mostruose divinità aliene (Cthulhu è una di queste) che esistono appena oltre il mondo scientifico post-vittoriano del New England. Lovecraft sviluppò le sue idee in un universo spaventosamente realistico e dettagliato, al quale oggi ci si riferisce come i “Miti di Cthulhu”.

Era uno scenario fantastico per un Gdr, ma nei primi anni Ottanta, l’idea era ridicola. Nella maggior parte dei giochi di quell’epoca i giocatori andavano a caccia di mostri o di super-criminali, ingaggiando sanguinosi combattimenti. Ma se il gioco doveva riflettere la letteratura alla quale si ispirava, i giocatori avrebbero dovuto cambiare il loro approccio tipo “caccia al mostro” per un’esperienza di indagine e di ricerca, che sarebbe culminata nell’incontro con delle creature invincibili. Un paradigma così rivoluzionario richiedeva un sistema rivoluzionario, non l’ennesimo clone di AD&D.

Nel 1979, RuneQuest aveva fissato nuovi standard nel game design, e sulla sua forza commerciale, i creatori del gioco costituirono la società Chaosium. Fu poi un membro dello staff Chaosium, Sandy Petersen, che decise di trasformare i Miti di Cthulhu in un gioco.

Usarono RuneQuest come base, ma andarono oltre. Realizzate nel 1979, le regole di RuneQuest erano un po’ troppo dettagliate, con un uso poco fluido dei dadi, specialmente per il combattimento. Nella riconversione per il meno violento Cthulhu, gran parte di questa complessità venne rimossa. Questa semplificazione fu applicata in lungo e in largo, fino a trasformare il gioco in un semplice sistema universale a valori percentuale. Queste nuove regole mantenevano il fascino ed il realismo di RuneQuest, ma ora erano molto più facili da imparare e da usare, e ancora abbastanza robuste per gestire le azioni più complesse. Nessuno altro Gdr è mai riuscito a soddisfare così bene le esigenze di strategia e narrazione come il Richiamo di Cthulhu.

Allo stesso modo non è mai esistito un sistema più trasparente, disegnato per incoraggiare l’interpretazione dei personaggi, e per dileguarsi dove necessario. Questa è stata una delle principali differenze del Richiamo di Cthulhu. Le regole non erano state disegnate per simulare con precisione l’ambientazione. Erano piuttosto uno sorta di strumento per raccontare delle storie, uno strumento che il GM poteva utilizzare come e quando il gioco lo richiedeva. Insieme a questo, il RdC è stato il primo manuale di GdR a spiegare come far funzionare efficacemente il gioco, illustrando non solo le regole e il modo di masterizzare, ma anche come utilizzare tutti gli strumenti del GM.

Questo era assolutamente necessario, perché il vero passo rivoluzionario del RdC fu che i suoi creatori riuscirono perfettamente nel loro obiettivo. Cioè, disegnarono un gioco che permetteva di ricreare le storie di Lovecraft, in tutto il loro mistero. E poiché, a differenza di Tolkien, Lovecraft era sconosciuto, non esisteva alcuna comprensione implicita del tipo di storie da giocare, e l’ambientazione doveva venire solo dalle regole e del sistema stesso.

Per fare questo, dovettero rimanere fedeli alle storie, e questo significava disfarsi di buona parte della tradizione dei vecchi giochi. Il risultato fu un prodotto acutamente letterato e distintamente intelligente, basato più sulla interazione tra i personaggi che sul combattimento, più su una lenta ed accurata ricerca investigativa che su l’esplorazione di un dungeon, più sul role-playing che sul roll-playing.

Tali cambiamenti oggi non sembrano così rivoluzionari, ma va ricordato che il Gdr era molto diverso allora. Dopo la rapida ascesa degli anni ’70, l’hobby si era ritagliato una sua nicchia, e dato che il suo potere commerciale si era accresciuto, nessuno era disposto ad uscire da questa mentalità per paura di non vendere. Sei anni dopo il rilascio del Richiamo di Cthulhu, la Avalon Hill costrinse i progettisti di RuneQuest ad aggiungere gli halflings all’ambientazione, per la pubblicazione della terza edizione del gioco, semplicemente perché gli halflings portavano soldi. A suo tempo, il RdC ruppe ogni regola.

Sempre nel 1981, la Fantasy Games Unlimited fece passi simili a quelli del RdC, con due giochi unici nei loro generi. Aftermath presentava finalmente un’ambientazione post-apocalittica davvero realistica, rinforzata da regole altrettanto brutali. I personaggi erano ancora abbastanza potenti e il gioco era molto orientato al combattimento, ma si lottava per il cibo, per un rifugio, o solo per restare vivi. Le regole costringevano i personaggi a combattere passo per passo, con attrezzature ed alleati poco affidabili e su terreni accidentati.

Nel frattempo con Bushido si ebbe una visione realistica e coinvolgente del Giappone feudale. L’impostazione storica era stata rinforzata in ogni dettaglio, dalla meccanica, ai PNG, fino agli archetipi d’avventura, con un ampio uso di nomi giapponesi per rendere tutto ancora più verosimile. Ancora più accattivante era il sistema di acquisizione dell’esperienza. Si chiedeva ai personaggi di agire in modo adeguato alla loro classe e alla loro posizione nella società nipponica. Ad esempio, il Gakusho (sacerdote) aveva bisogno di On (onore) per diventare padrone di un tempio, qualcosa che non si poteva guadagnare semplicemente uccidendo un drago.

Ma questi tipi di giochi rappresentano solo uno dei percorsi che stava prendendo il Gdr. Altri stanavano andando in una direzione completamente nuova. Stavano andando fuori di testa!

Esistono diversi tipi di giocatori, ma in ogni gruppo non può mancare il “Loony”, ovvero colui che per farsi una risata non esita a lanciare una palla di fuoco nel bel mezzo di una situazione delicata. Il leader indiscusso di tutti “Loonies” è sicuramente Greg Costikyan. Questa sua leggerezza per il gioco, mentre tutti gli altri lo prendevano anche troppo sul serio, gli ha permesso di disfarsi di tutte le convenzioni e di scrivere giochi davvero innovativi.

Iniziò con Toon (West End Games, 1984), un’idea ancora più pazza di Cthulhu: un Gdr ambientato nell’universo (e mentalità) dei cartoni animati stile Warner Brothers, con tanto di incudini che piovono dal cielo. E come Cthulhu, in qualche modo riuscì a comunicare questo mondo, grazie a delle regole che spiegavano al giocatore come comportarsi e come pensare alla maniera di un cartone, un Toon appunto. Non che ci fossero molte regole, e quelle che esistevano erano incredibilmente elementari, meravigliosamente stupide e necessariamente elastiche. Toon così è stato anche uno dei primi Gdr a forma libera, un gioco light-rules, un altro passo rivoluzionario.

Ma la vera rivoluzione è stata nuovamente nella cornice. Come si poteva giocare un Gdr in un mondo dove la morte era inesistente, dove la realtà era totalmente instabile, la cui sola costante era il suo approccio umoristico? Esattamente come il RdC, si disfece di ogni precedente convenzione, anche di cose basilari come il superare delle prove per ottenere una ricompensa, e la logica della narrazione con cui venivano esposti gli eventi. In questo gioco, nulla importava all’infuori di far ridere la gente. Nonostante oggi i giochi umoristici siano diventati più popolari, nessuno è riuscito ad essere folle e divertente come questo.

Ancora più leggendario in termini di follia è stato il successivo gioco di Costikyan, Paranoia. Realizzato insieme a Dan Gelber e Eric Goldberg, e pubblicato lo stesso anno di Toon, Paranoia trasformò il pensiero del gioco di ruolo. Nella sua futuristica società orwelliana chiamata Alpha Complex, la morte è priva di significato (di nuovo) perché ogni giocatore può avvalersi di diversi cloni di se stesso. I giocatori ne hanno bisogno perché i loro personaggi sono agenti speciali del Grande-Fratello-Computer, scelti per intraprendere il pericoloso compito di sradicare i traditori. E tra questi traditori ci sono i mutanti, i membri delle società segrete, e chi ti guarda strano. Purtroppo, ogni PC ha un potere mutante, è un membro di una società segreta, ed è circondato da persone che hanno esattamente gli stessi ordini, oltre ad avere a disposizione della armi davvero distruttive.

Paranoia presentava questo mondo spaventoso per far ridere, con un umorismo più nero del precedente Toon, ma anche più sottile e con un pizzico di satira politica. E Paranoia è ancora l’unico gioco che si basa solidamente su personaggi in conflitto tra loro. Le regole erano perfettamente disegnate per ricreare la paranoia della società, ed incoraggiare morti rapide e violente. Come Cthulhu, Paranoia è un pinnacolo nella storia del Gdr, un gioco di brillantezza senza pari.

Costikyan continuò con la progettazione (insieme a Greg Stafford e Sandy Petersen della Chaosium) di Ghostbusters, che mantenne i criteri di umorismo e di grande design, grazie anche al potente ma semplice sistema D6. Ma Costikyan non era il solo guidare la carica.

Greg Stafford aveva già esemplificato il gioco nel 1979 con RuneQuest. Lo fece di nuovo nel 1984 con Pendragon. Come tutti i giochi citati più sopra, Pendragon presentava un sistema amalgamato perfettamente all’ambientazione, in modo da ricreare le estasianti storie delle leggende arturiane. Ma Pendragon riuscì a portare quest’arte di combinazione regole-setting fino a un livello di perfezione. Ogni dettaglio del gioco era focalizzato sull’ambientazione, in modo che i giocatori ne venissero completamente assorbiti, e cominciassero effettivamente a pensare come i cavalieri della Tavola Rotonda.

Pendragon incoraggiò anche il lato interpretativo, aggiungendo i tratti della personalità e la storia dei personaggi, e facendo si che questi fossero importanti tanto quanto le statistiche di combattimento. Pendragon stimolò i giocatori a giocare a lungo termine. I personaggi di Pendragon invecchiavano rapidamente: se si gioca, come suggerito, su base settimanale, i PG possono invecchiare di quaranta o cinquanta anni in un anno di gioco. Questo ingegnoso sistema chiedeva ai personaggi di farsi una vita al di fuori dell’avventura, di crescere e svilupparsi come persone normali, rendendo così le loro storie più drammatiche e più reali.

Anche Ars Magica (Lion Rampant, 1985) utilizzò questa idea del passare del tempo molto bene, ma con un tocco personale. Ars Magica proietta i giocatori, nelle vesti di maghi molto potenti, dentro il Medioevo vero e proprio. I giocatori controllano una serie di personaggi selezionati a seconda della missione da compiere. Ars Magica sfidò il mondo del design del Gdr con uno dei migliori sistemi di magia mai progettato, in parte libero in parte regolato.

L’anno successivo, Games Workshop smise di produrre giochi di guerra abbastanza a lungo per darci il brillante Warhammer Fantasy Roleplay. Il sistema di WFRP era buono e massiccio. Il suo intuitivo e coinvolgente sistema per l’esperienza e per la carriera dei personaggi fu davvero geniale. Nella creazione dei PG, trovò un’ottima via di mezzo tra le classi di base e la generazione libera del personaggio, così come tra lo stile di vita avventuriero e la sua realistica esistenza medievale. Ma l’ambientazione era ancora meglio. Grazie a un sapiente mix di cospirazione ed orrore da periodo elisabettiano, le avventure di WFRP sono rinomate per la loro spaventosa intensità.

In questo periodo, l’innovazione era di moda, e tutti volevano provare qualcosa. E mentre il trend continuava, tutto sembrava possibile, anche rimuovere i dadi!

Amber e Everway sono i due giochi diceless pionieri più famosi. Amber (basato sui romanzi di Roger Zelazny) è ambientato in un universo con una realtà mutevole ed infinite possibilità, e quindi richiede un leggero sistema di regole ad interpretazione. Per questo, le carte da gioco si adattavano molto bene e quindi fu un successo. Analogamente, la natura cerebrale ed epica delle storie di Everway, rese le carte dei Tarocchi per imitare i destini uno strumento molto adatto.

Torg (West End Games, 1990), un entusiasmante gioco di crossover di generi, usava nel suo sistema universale sia le carte che i dadi. La sua “Drama Deck” non solo offriva ai giocatori bonus casuali di gioco da sommare ai tiri di dado, ma ha anche spunti di interazione con la storia. Le carte introducevano sotto-trame come antiche inimicizie o nuovi amori, da aggiungere alle discrezioni dei personaggi. Allo stesso tempo, Lance and Steel se ne uscì con un sistema di carte per emulare i molti dettagli della scherma, che era un’importante fattore della sua ambientazione rinascimentale.

Mentre il gioco si stava evolvendo, sembrava solo questione di tempo prima che qualcuno raggiungesse il limite, sradicando tutto quello che era stato fino ad allora. E successe per davvero. Tuttavia, il gioco di ruolo dal vivo era incominciato effettivamente molto prima. In America, nel 1981, alcuni studenti dell’istituto Boulder istituirono la “International Gaming Fantasy Society”. Ma non riuscì a decollare velocemente, come invece accadde in Inghilterra. Pochi anni dopo, la Treasure Trap fece la sua comparsa, un dungeon ambientato in un vero castello. Anche se ci fu qualche resistenza iniziale, lo spirito rivoluzionario degli anni Ottanta ha accolto con favore questa nuova strada.

E così l’innovazione andò avanti. Qui si è toccato solo alcuni delle più importanti trasformazioni del gioco. Alla fine degli anni Ottanta, ogni Gdr è stato in qualche modo rivoluzionario. All’inizio del decennio, quasi ogni sistema si basava sui 3D6 per calcolare le caratteristiche, e presentava inevitabilmente gli hobbit, perché era quello che D&D aveva fatto. Alla fine del decennio invece, un gioco non avrebbe venduto a meno che non promettesse non solo una nuova ed emozionante ambientazione, ma anche un sistema in qualche modo innovativo. Anche se questa necessità di stravolgere era principalmente orientata al mercato, ha segnato molto positivamente l’hobby. Fra questi cambiamenti superficiali c’erano idee che stavano trasformando le basi fondamentali del gioco, e se combinate, queste idee erano in grado di cambiare la concezione stessa che le persone avevano del Gdr. Degli wargames personalizzati si erano trasformati in esperienze di narrazione e recitazione, forse addirittura in un esercizio intellettuale. Questa evoluzione è continuata, ma niente è comparabile all’Età dell’Oro degli anni Ottanta.

Continua…

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Steve Darlington Copyright © 1999

Traduzione di GM Willo

Questo articolo NON si avvale della licenza Creative Commons

FONTE: http://ptgptb.org/0006/hist6.html

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