di Steven Darlington

Traduzione e adattamento di Willoworld

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Parte V: Il Potere e la Gloria

Era il 1980, e, come disse Gordon Gecko, l’avidità dette i suoi frutti. Il boom finanziario che ci regalò gli yuppie e il walkman era in pieno svolgimento, e uno dei settori vincenti di quel periodo fu l’industria dell’intrattenimento. Grazie al nuovo approccio che stava rivoluzionando il settore del gioco di ruolo, l’hobby fu in grado di cavalcare l’onda. La TSR guidò la scalata e gli altri si affrettarono a seguirla. Mentre l’Età dell’Oro continuava, i produttori di GdR avrebbero cambiato completamente il volto del gioco, trasformandolo in pochi anni, o forse addirittura in un colpo solo, da un piccolo prodotto per amatori ad una immensa impresa di culto.

Guarda lassù!

Uno dei capisaldi del nuovo volto del gioco fu lo spostamento di messa a fuoco dalla fantasy al mondo dei fumetti e del cinema, soprattutto riguardo ai super-eroi.

Nel 1980, i fumetti di supereroi godettero di una forte ripresa di popolarità che culminò, verso la fine del decennio, con diversi episodi cinematografici. Come era già successo con la fantascienza qualche anno prima, i produttori di giochi furono abbastanza intelligenti da capire che questa era un’importante sub-cultura dalla quale attingere. E così iniziarono a sfornare giochi di supereroi. C’erano stati tentativi precedenti, come Jeff Saxman’s Superhero 44, ma il genere non venne definito fino all’uscita del possente Champions.

Evolutosi da Hero Games nel 1982, Champions fece subito sentire la sua presenza sulla comunità di gioco. La correlazione tra i giocatori e gli appassionati di fumetti si dimostrò molto forte, ed il gioco ebbe un successo immediato in tutto il mondo, dato che i fan del genere colsero al volo l’opportunità di interpretare i loro eroi preferiti. Nonostante i timori che il gioco potesse essere ostacolato dalla sua incapacità di proporre qualsiasi eroe di fama, in quanto erano tutti sotto il copyright della Marvel e DC. Champions, riuscì a crearsi la propria nicchia incoraggiando i giocatori ad usare la loro fantasia per la creazione dei personaggi. I giocatori potevano ritagliarsi il proprio, unico supereroe, e questo divenne uno dei punti di forza del gioco.

Naturalmente, Champions ispirò rapidamente altri giochi, come Villains & Vigilantes (FGU, 1984) e Golden Heroes (Games Workshop, 1984). La Marvel e la DC si resero conto che stavano perdendo una grande opportunità, e cercarono disperatamente di rimettersi in gioco. La Marvel ingaggiò la TSR per rilasciare il poco convincente Marvel Superheroes, mentre la Mayfair Games prese l’altra parte, pubblicando l’altrettanto deludente DC Heroes. Ma pochi poterono avvicinarsi a Champions.

Questo perché Champions era semplicemente un buon prodotto. Proponeva un sistema universale di regole ben disegnato e spingeva i giocatori ad usare la loro immaginazione. Aveva un’impostazione “fai-da-te”, ma con una base solida di regole con cui iniziare, ampi consigli per la costruzione di scenari, e un sacco di altre risorse. Champions fu anche rivoluzionario perché fu il primo gioco con un sistema di creazione dei personaggi totalmente libero. Non solo le caratteristiche, ma anche le abilità e i poteri venivano aggiunti a piacere del giocatore. Naturalmente, se non si poteva decidere, le regole per la determinazione causale c’erano, ma questa fu comunque una tappa importante nel “game design”.

I punti di forza di Champions erano stati riconosciuti, ed iniziarono a cambiare il modo in cui la gente progettava i giochi. In particolare influenzarono un signore di nome Steve Jackson.

Sistemi Universali

Jackson era entrato nella scena di gioco con Melee (Metagaming, 1977), un sistema di combattimento che poteva essere utilizzato in altri giochi. Presto fu raggiunto da Wizard, un supplemento di regole per la magia, e da un manuale per Game Master chiamato Into the Labyrinth, diventando così un gioco di ruolo completo, che portava lo sfortunato nome di The Fantasy Trip. Anche se non riuscì mai veramente a decollare, fu un buon progetto, con meccaniche di gioco davvero creative, che aggiungevano molto realismo al combattimento, alle abilità e alla magia.

Purtroppo la Metagaming fallì, ma ispirato da Champions, Steve Jackson volle usare le idee di questo e quelle del suo The Fantasy Trip per sviluppare un grande gioco di ruolo. Durante la progettazione di Car Wars e Illuminati, prodotti di tutto rispetto, lui e i suoi amici discussero a lungo ciò che realmente volevano da un gioco, e cominciarono a mettere su carta quello che allora fu scherzosamente chiamato GURPS: Great Unnamed Role-Playing System (Il Grande Sistema di Gioco di Ruolo Senza Nome). Fu poi rilasciato cinque anni dopo dalla nuova società di Jackson, la Steve Jackson Games, e fu chiamato ancora GURPS. Solo ora stava per Generic Universal Role-Playing System.

E generico fu, cosa che suscitò non pochi dubbi. Come vedremo, l’industria a quel tempo era trincerata in una mentalità che riponeva una forte enfasi su una dettagliata e specifica ambientazione. Fare un gioco senza un setting specifico in mente era rischioso. Questo gioco andò oltre, creando qualcosa deliberatamente privo di una qualunque forma di impostazione di gioco o stile. Era stato progettato per qualsiasi cosa si volesse giocare. Alcuni dissero che era brillante, altri invece lo considerarono folle.

Eppure funzionò. GURPS crebbe costantemente di popolarità, e alla fine degli anni novanta si trovava al secondo posto, alle spalle di AD&D, solo in termini di materiale pubblicato. E con la triste fine della TSR, la Steve Jackson Games divenne senza dubbio l’azienda di gioco di ruolo di maggiore successo. Questo successo a lungo termine fu dovuto a molte cose: un design sensibile, un’intelligente presentazione, una linea di forte sostegno e un grande rispetto per il suo pubblico, ma ciò che lo distingueva era soprattutto la sua universalità. Si suppone che i giochi di ruolo debbono essere limitati solo dalla nostra immaginazione, ma spesso sono anche limitati dagli strumenti che abbiamo a portata di mano. GURPS superò questo ostacolo, permettendo ai giocatori il lusso di avere sempre un sistema, non importava quale gioco volessero giocare. E nonostante i sistemi di gioco universali siano stati a volte criticati per la mancanza di evocazione, la rimozione di tale vincolo rimane un dono molto importante per l’industria del gioco.

Attualmente, molti giochi stanno seguendo il modello generico, almeno in una certa misura, ma GURPS, come D&D prima di lui, fu sicuramente il più originale e consolidato di tutti, e così è stato perseverato. Tuttavia, se in quel momento non fosse stato così diverso dal resto dei giochi, avrebbe potuto non avere alcun successo.

Il Macello del Merchandising

Attingere alla sottocultura dei fumetti si rivelò una mossa estremamente redditizia, tanto che i giochi si poterono permettere di concentrarsi su un solo fumetto per ambientazione. Alcuni di questi sono stati Judge Dredd (Games Workshop, 1984), Teenage Mutant Ninja Turtles (Palladium Games, 1985), Buck Rogers (TSR, 1989) e Prince Valiant (Chaosium, 1986). I progettisti furono anche lesti nel capire che quello che funzionava per il fumetto, avrebbe funzionato anche per gli altri media. Così rivolsero la loro attenzione ai libri, alla TV e al cinema.

La scelta più ovvia sul fronte dei libro fu, ovviamente, Tolkien, perciò la Iron Crown Enterprises non tardò nel produrre MERP: Middle Earth Role-Playing. Dal momento che nessuna serie fantasy si era avvicinata nemmeno lontanamente al successo del lavoro di Tolkien, la maggior parte dei giochi di ruolo ispirati da queste non riuscirono a durare. Questi GdR tendevano ad essere piccoli ed economici, ed erano progettati per adattarsi a qualunque serie che si trovava in cima alle classifiche. L’unico oltre a MERP che ha avuto una reale presenza a lungo termine fu Stormbringer, poi chiamato Elric!, basato sui romanzi di Michael Moorcock, che è sopravvissuto grazie ad una linea coerente di sostegno della Chaosium.

La scelta fu ovvia anche per il mondo del cinema. Il 1982 vide l’uscita di The Wrath of Khan, e subito dopo venne pubblicato il gioco della FASA, Star Trek: The Roleplaying Game. Il sistema era ben progettato e il fatto che esistessero così tante risorse per per il rilascio di una vasta gamma di supplementi, sarebbe dovuto tornare a suo vantaggio. Purtroppo i problemi di copyright ne causarono la morte prima della fine del decennio. Vi furono poi altri tentativi: Doctor Who, Robotech, Aliens, Ghostbusters, Guerre Stellari e persino James Bond ebbe il suo GdR.

Negli anni Ottanta l’esempio di Star Wars trasformò il blockbuster fantasy in un pilastro dell’industria cinematografica, e all’improvviso tutto ciò che importava in un nuovo film fu quanto merchandising si poteva ottenere da esso. Anche se questa tendenza poteva rivelarsi negativa per la qualità del cinema, la mentalità volta al merchandising stimolò l’industria del gioco di ruolo. E sebbene alcuni di questi giochi su licenza non furono proprio eccezionali, l’afflusso di capitale fu molto importante per la crescita del settore finanziario dell’hobby.

Né questo fu interamente dannoso per l’aspetto creativo del settore, dato che sotto il mercantilismo sfrenato molte aziende mantennero una forte dedizione per il design e la creatività. Infatti, oltre a dare una svolta economica al settore, i giochi su licenza dimostrarono anche di essere una buona piattaforma per l’evoluzione dell’arte del gioco.

Uno dei peggiori esempi di giochi su licenza fu il GdR basato sul film di Tim Burton, Batman. La Mayfair Games ritoccò semplicemente il DC Heroes confidando di venderlo bene, così come tutto il resto che portava il famoso logo di Batman.

I Fantastici Quattro

Il produttore più prolifico di giochi su licenza fu senza dubbio la West End Games. Fu anche il migliore, dato che tutti i suoi giochi furono al tempo stesso brillanti ed originali, oltre che incredibilmente evocativi. Alcuni di questi successi includono Ghostbusters, Indiana Jones e il possente Star Wars. Uscito nel 1987 per il decimo anniversario della trilogia, Star Wars è senza dubbio il miglior gioco su licenza mai creato. Ha riscosso un immediato successo ed è ancora oggi molto seguito.

Star Wars utilizzava un semplice sistema basato sul d6, che era apparso già in Ghostbusters, e che alla fine si è evoluto nell’acclamato sistema generico noto come “D6”. Ma ben prima di quello, la WEG aveva già dato un seguito al successo di GURPS con il suo manuale di regole universali (Masterbook). Tuttavia, oltre ad investire su un sistema generico con tutta una serie di supplementi, la WEG continuò a pubblicare le regole di nuovi prodotti. In questo modo si aveva la scelta tra l’acquisto delle regole di base, per poi aggiungere le ambientazioni desiderate, o comprare semplicemente il gioco finito con ambientazione annessa. Anche se questo significava ristampare di continuo le stesse regole, la combinazione di approcci era più flessibile, e quindi più commerciabile.

Un approccio simile fu fatto dalla Palladium Games. Anche loro usarono lo stesso set di regole per tutti i loro giochi, che comprendeva TMNT, Robotech, Palladium Fantasy, e il loro impressionante lavoro sul genere dei super-eroi, Heroes Unlimited. Come la WEG, la Palladium standardizzò le regole e le applicò su tutta la linea. Tuttavia, piuttosto che progettare un set generico di regole per essere utilizzato con qualsiasi ambientazione, risolsero il problema creando un “mondo” generico nel quale allestire qualsiasi ambientazione! Ciò fu possibile grazie alla combinazione di moltissime dimensioni, e i legami tra queste dettero il nome al gioco: Rifts (Spaccature). Proprio come era accaduto con Masterbook e GURPS, questo sistema fu seguito da una grande quantità di supplementi e, di conseguenza, da un notevole successo.

La potenza del sistema generico era immensa, perché permetteva alle aziende di diversificare il materiale, pur mantenendo il monopolio. Le nuove mode non avevano più bisogno delle proprie regole, di un proprio gioco, e neanche di una propria azienda. Potevano semplicemente venire inserite all’interno del sistema generico che preferivi, il che significava che era molto più facile per i giocatori capirli e giocarli. E più i giocatori avevano familiarità con i sistemi, più erano legati commercialmente al prodotto. Quindi, ogni nuovo film, serie TV, o libro di successo, rese il mercato più forte e più diversificato.

Non è un caso allora che queste tre società, la Steve Jackson Games, la West End Games e la Palladium Games si trovarono, alla fine del decennio, in condizioni di parità con la TSR. Nonostante fossero di dieci anni più giovani, il loro uso del sistema generico sfruttò appieno il boom finanziario che aveva dato l’Età dell’Oro al gioco di ruolo, e permise di godere dello stesso successo del leader di mercato. La TSR e la SJ Games avevano iniziato con un unico prodotto ed aggiunto molti strati ad esso, mentre la WEG e la Palladium avevano preso molti prodotti e forgiato un unico gioco, ma il risultato finale fu lo stesso: una presenza commerciale in una misura senza precedenti.

Nei dieci anni di Età dell’Oro, l’industria decuplicò il fatturato. Tutte le società di gioco si pensavano adesso come imprese, e gli affari andavano a gonfie vele. E la forza finanziaria si tradusse direttamente in forza per tutto il settore; il gioco di ruolo stava andando veramente bene e si era affermato come una delle attività di svago più importanti nel mondo. E continuava a crescere. Ma questo non sarebbe successo senza il contributo di queste quattro visionarie società. Senza questi quattro giochi, veri pilastri dell’industria, il gioco moderno non sarebbe dove è oggi.

Naturalmente, questo passaggio dalla dominazione della TSR ad una industria condivisa cambiò anche tutta la natura dei giochi che abbiamo giocato. Come accennato all’inizio, la perdita del monopolio della TSR causò un calo di popolarità del genere fantasy. Le persone stavano perdendo interesse per i vecchi dungeon ed i mondi Tolkeniani. La nuova generazione di giocatori voleva emulare eroi di un altro calibro. I giocatori volevano essere Wolverine, Batman o Luke Skywalker, grandi super-eroi usciti direttamente dallo schermo o dai fumetti. E volevano che questa loro esperienza fosse in stile film o fumetto, con un sacco di esplosioni, azioni rapide e ritmo. I giocatori non volevano più andare a caccia di orchi con spade che facevano 1d8 di danni, ma usare fucili ad energia da 6d6. Il principio era lo stesso, solo il bilancio era aumentato!

Ma c’era un altro lato dell’industria. C’era chi pensava che il gioco doveva essere qualcosa di più di esplosioni e botte. Alcuni credevano che il gioco poteva essere qualcosa simile ad una forma d’arte, e qualcuno pensava che la nuova mentalità aziendale fosse distruttiva per questi ideali. Tuttavia, questa mentalità fu la forza trainante dell’Età dell’Oro, la fonte della nuova forza di gioco. Ed è questa forza che ha reso il settore sempre più aperto alla sperimentazione e, quindi, ha permesso che queste idee diventassero realtà. Lentamente, sullo sfondo del periodo d’oro, il gioco di ruolo si stava evolvendo in qualcosa di nuovo e sorprendente. Ma questo lo vedremo nella prossima puntata.

Continua…

Steve Darlington Copyright © 1999

Traduzione di GM Willo

Questo articolo NON si avvale della licenza Creative Commons

FONTE: http://ptgptb.org/0005/hist5.html

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