Qualche mese fa scrissi le regole per un giochino di scrittura creativa applicabile anche al gioco di ruolo. Lo chiamai “Epistolaria” e fino ad oggi l’ho utilizzato tre volte per baloccarmi un po’ insieme a due cari amici. Il primo tentativo dette luogo ad uno scambio epistolare intricato e rocambolesco ambientato negli anni venti, il secondo fu invece un goliardico esperimento ai limiti della decenza. (Vedi “Una Terribile Estate” e “Compagni di Merende” dal sito Rivoluzione Creativa).

Questo che riporto qui è strettamente legato a Dungeons and Dragons e a una campagna che si trascina  ormai da quasi due decadi. Yamun Oktai è forse il personaggio al quale sono più affezionato, shamano del Khanato di Ethengar acerrimo nemico del proprio destino. Aramis, temibile vendicatore, è il suo più improbabile amico. Queste sono le due lettere che si sono scambiati, all’alba di un mondo nuovo, devastato dalle guerre e dalla follia degli uomini.

Ethengar, alcuni mesi dopo il Grande Botto

Il vento del nord che fa svolazzare i lembi della mia tenda mi riporta alla mente le notti trascorse ad ascoltare l’ululato dei lupi, davanti ad un fuoco amico e ad un compagno con il quale perdersi piacevolmente in stravaganti ragionamenti. Sono passati molti anni e gli eventi più bizzarri ed impensabili si sono susseguiti, mentre rincorrevamo il nostro destino, o forse venivamo entrambi trascinati dal filo invisibile che ci tiene prigionieri dal giorno della nostra nascita.
Ti confesso di essere stato sempre turbato da questo pensiero. Anche le mie ultime scelte di vita sono state dettate più dalla rabbia e da un irrefrenabile senso di ribellione a quella che pareva come una strada già delineata. Non ho mai amato le scelte scontate, le porte aperte, le strade battute… lo sai benissimo. Forse sei l’unico capace ancora di capirmi.
Il mondo è diventato troppo vecchio. La rivoluzione di cui siamo stati entrambi testimoni non è un vero cambiamento. È come se gli dei avessero spruzzato del profumo per nascondere i loro sporchi affari, ma anche menti giovani come le nostre sono capaci di afferrare l’inganno. Il ciclo delle cose non è sempre un disegno felice. A volte il ciclo ristagna, e perché nessuno si accorga di nulla qualcuno ci getta sopra una manciata di essenze di lavanda…  e tutto sembra rinascere. Ma agli immortali interessa solamente una cosa: la stasi.
Per noi uomini la stasi è la morte, ma per chi non sa cos’è la morte, la stasi diventa l’elisir della giovinezza, l’incantesimo che protrae la vita oltre ogni più fervida immaginazione. Rompendo la stasi, rischiamo di distruggere il concetto stesso di immortalità , e apriremmo le porte ad un mondo in cui la morte potrebbe anche morire…
Gli spiriti sono quieti anche stanotte. Da un po’ di tempo è  così. Provo una strana sensazione di disagio ogni volta che attraverso il velo. È come se l’altro mondo si fosse allontanato, oppure dilatato. Anche lo spirito del maestro Harak è più distante…
La candela fa fatica a rimanere accesa. Il vento penetra da sotto la tenda e la fa danzare. La sua luce mi permette di vedere nell’angolo dove dorme mia moglie ed il piccolo che ha dato alla luce. Loro due sono i risultati delle mie nuove scelte, scelte che mi hanno portato lontano dal destino di Modius e da quello che credevo anche il mio. Ho gettato la maschera per dimenticare il passato, ho abbandonato il Loto Nero per sfuggire al presente e adesso provo il bisogno urgente d’ingannare anche il futuro. Quando finirà  questa dannata corsa?
Domani quel che resta dei Taijit si sposterà  verso sud. Non è ancora sicuro rimanere troppo a lungo in un unico posto. Il mondo si sta riassestando, come la terra dopo un terremoto. Strane creature si aggirano senza meta per le vecchie strade dei mercanti, bizzarre risultanti del cataclisma magico. Per adesso rimanere uniti è la cosa più sicura, specialmente per il piccolo. Ma una voce continua a rimbombare nella mia testa e mi dice che le avventure non sono ancora finite. Quando guardo negli occhi la mia amata, vorrei non starla ad ascoltare, ma non posso negare a me stesso di essere stato io a mettercela.
La senti anche tu quella voce, amico?

Yamun Oktai

La Soglia il 5 giorno del terzo mese DGB

Yamun, che tu sia vivo dovrebbe bastarti. Il fatto che hai fatto sopravvivere la tua progenie, non fa certo di te un uomo comune.
In questi giorni che tutto è sconvolto trovo strane le tue parole.
Gli dei, come li chiami tu, hanno voluto tutto questo. Ma sono gli uomini, gli uomini di fede, i “buoni” che hanno fatto si che si realizzasse… hanno desiderato… come sempre troppo ed hanno ottenuto, ignari delle conseguenze della bramosia.
Pecore che brucano, alla ricerca di qualcosa che mai avranno, ma sempre agogneranno.
Putrida carne che cammina contaminando il mondo. E’ così che hanno fatto. Hanno richiamato il sepolto e sconvolto di nuovo le ere.
Sono riusciti a far voltare le spalle agli dei. Lo scompenso ha lasciato aperte le porte, ne è uscita magia e parte dell’essenza di Mystara. E’ però entrato qualcosa di inconsueto. Qualcosa che non viveva, ma nel tempo nascosto attendeva…
In quei giorni bui non ho mai smesso un attimo di cavalcare e non ho intenzione certo di fermarmi adesso, sul più bello. Adesso la strada si può rimodellare e io sono qui.
Quel filo da cui ti senti legato, è solo nella tua mente. Che ti importa se sei legato oppure no. La tua vita non scorre forse lungo il filo del tempo? Cosa vorresti tagliare e perché? Per acquisire una coscienza o una scelta? Ma cosa ti fa pensare che otterresti la libertà? Potresti di nuovo essere un burattino. No Yamun, non potresti mai essere in grado di stabilire la tua individualità isolata, su che basi? Dovresti essere certo della tua sola esistenza. Neanche i tuoi spiriti lo possono fare, nemmeno gli dei… No, Yamun, nessun filo. Siamo come torrenti, non è determinato il percorso che prenderemo, ma è certo che arriveremo al mare. Spesso, il fine di un viaggio non è l’arrivo, ma il viaggio stesso. Goditi allora, alla tua maniera, la cavalcata. Esaltati nel sentire l’odore del cavallo che galoppa, estrai le armi e aspetta di sentire il caldo sangue dell’avversario sull’elsa, che poi ti scenda addosso, nell’abbraccio di vitae. Scuotiti da questi tormenti. Forse un giorno avrò bisogno di te.
Gli dei esisteranno sempre, come gli uomini esisteranno. Siamo legati gli uni agli altri e tutti nel profondo, lo sappiamo. La morte è una venerabile dea, forse il solo equilibrio esistente. Il resto è nostro. Dobbiamo solo afferrarlo e rendere il percorso del torrente grandioso, renderlo un fiume in piena!
Tu adesso, Yamun, sei destinato ad essere pecora. Legato alla tua prole, non potrai più scinderti dalle catene che ti sei messo e che ora ti bloccano. Se un giorno vorrai liberarti, potrai sempre invocare il mio aiuto.
Difatti però adesso, da armento, già ti muovi. In branco, radunato, per sfuggire al predatore… La voce che senti nella tua testa è quella delle bestie che vi girano attorno e vi odorano e agognano le vostre carni… succhiare nelle teste, la vostra anima. Dopo il grande botto si sono creati ibridi e situazioni che non possono essere delineate. Predatori senza fine ultimo se non lo sterminio. Servitori dell’annullamento assoluto, in cui, la stessa esistenza è cancellata, in cui, il tempo e lo spazio vengono dissolti… la stasi… servi della stasi, questo è entrato. Questa per me è stasi, ed è la sola che temo, il dissolvere, l’oblio profondo. Il resto è vita. Il combattere e il sopravvivere è vita. Uccidere e conquistare è vita. La morte e la non morte sono vita!
Che cosa è la stasi, se non l’arrendersi e viaggiare come una pecora, esattamente come stai facendo tu?
Mi spiace, ma questo tempo è il tempo della riconquista, dove il potere può ridisegnare nuove strade… Dove la stasi non deve avanzare, dove quel vuoto che si è creato può essere conquistato e occupato.
Io sono un lupo affamato e voglio sangue… Ho un fine ed uno scopo. Non cederò mai. Adesso è il momento dell’Esercito dei Nanphyr.
Adesso è il momento della Conquista!

Aramis

Il mondo degli spiriti mi dici si è allontanato… strano con tutte le morti che ci sono state… non credevo.

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