lisola-maledetta

Adrassan ordina ai suoi uomini di lasciare lo scafo. Rapidamente ma facendo molta attenzione i quattro marinai, seguiti dal principe di Escor, riconquistano la spiaggia. Il compagno infetto invece rimane nell’ombra del relitto, prigioniero della strana alga.

«Che ne sarà di lui?» domanda uno degli uomini.
«Non so» gli risponde Adrassan, «ma si sta facendo buio, e non mi va di rischiare oltre. Torniamo al campo. Domani decideremo il da farsi…»
E detto ciò il gruppetto si mette in cammino lungo la costa. Il resto dell’equipaggio ha già montato le tende ed acceso un grande fuoco sulla sabbia. La notte tiepida dell’equatore trascorre serena, nel silenzio interrotto a volte dai versi degli strani animali della giungla vicina.

La mattina dopo Adrassan divide l’equipaggio in due gruppi di quindici unità. Il suo parte alla volta dello scafo. Vuole scoprire cosa ne è stato del marinaio infettato dall’alga. L’altro gruppo, armato di tutto punto,  inizia ad esplorare l’interno dell’isola, alla ricerca di viveri.

Ma quando il principe ed i suoi uomini si avvicinano allo scafo abbandonato, scoprono che l’alga e il loro compagno sono spariti. La cosa preoccupa non poco Adrassan, che decide comunque di esplorare il relitto. Si tratta di un imbarcazione eccezionale, appartenuta ad un civiltà con conoscenze tecnologiche avanzate. Adrassan è convinto che sia una nave del popolo antico.

Il sole è già alto quando il gruppo ritorna al campo base. Devono incontrare il resto dell’equipaggio e ripartire per una seconda ispezione interna. Passa il tempo ma gli altri non si decidono a tornare. Adrassan è preoccupato. C’è qualcosa che non va…

Nel silenzio della spiaggia, rotto solamente dal placido suono del bagnasciuga, si alzano delle urla di terrore. Sono urla umane, non ci sono dubbi. I marinai si guardano impauriti. Attendono gli ordini del loro capitano.

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