Continua l’inchiesta sul GdR. Questa volta tocca ad Enrico B., esperto in campo ludico e proprietario del negozio di giochi La Città Incantata di Firenze.

dices2

1.    Quando hai iniziato a giocare ai Giochi di Ruolo?

La prima esperienza è stata con Girsa, correva l’estate del 1994, esperienza non molto esaltante, per la precisione con i moduli introduttivi al gioco. Io e il mio party di gioco non capivamo quale fosse il ruolo di master, abbiamo desistito dopo un pomeriggio. Poi è arrivata l’esperienza con D&D e da li è nato l’amore…

2.    Come ti sei avvicinato ai Giochi di Ruolo?

Per caso e grazie all’amore per Tolkien.

3.    Secondo la tua opinione, qual’è la componente principale che diversifica i giochi tradizionali da tavolo dal gioco di ruolo?

Nessuna, cambia soltanto l’approccio. Il primo gioco di ruolo, ovvero l’immedesimazione in un ruolo diverso dal  proprio inizia gia dalla infanzia. Quando siamo piccoli e l’immaginazione corre, possiamo essere indiani e cowboy…Terrestri contro Marziani, non c’è il master, non ci sono dadi da tirare, schede da aggiornare, c’è semplicemente la fantasia. Forse i bambini ne campiscono molto più di noi sull’argomento.

4.    Ma il gioco di ruolo, secondo te, aliena le persone? Le rende asociali? Le isola?

Tutto dipende da che uso se ne fa. Ci si può alienare nei videogiochi come nei libri, lo stesso vale per i giochi di ruolo o qualunque altro mezzo compresa la Tv. Il contatto con la realtà va comunque mantenuto fermo e ben presente. Come ci insegna Michael Ende nella Storia Infinita, non solo dobbiamo avere il coraggio di non smettere di sognare, ma dobbiamo far si che il sogno non diventi una fuga e non ci faccia dimenticare la realtà, come capita a Bastian il protagonista del libro.

5.    Quanto è vero il luogo comune che vuole i giocatori di ruolo dei perfetti nerd?

E’ una consuetudine ragionevolmente vera, come lo era per i Geek, ma videogiochi negli ultimi dieci anni con l’avvento delle nuove console, sono diventati un fenomeno di massa e quindi ben visto dalla società, sdoganandolo moralmente tra le attività “normali”. Sicuramente l’ambiente del gioco di ruolo è estremamente di nicchia, offre una fauna abbastanza eterogenea di nerd provenienti da diversi strati del tessuto sociale, risulta un buon collante e punto di incontro per convivere un interesse tra persone che probabilmente non avrebbero avuto altre occasioni per comunicare ed interagire. Quindi ben venga il dialogo ed essere Nerd, non identifico il termine con una accezione negativa. Sarebbe da fare un’analisi su chi un tempo era Nerd e rinnega il suo passato di sfigato giocatore di ruolo, ma questa è un’altra storia…

6.    Se non giochi per vincere, per quale altro motivo giochi i GdR (a parte quello di divertirsi)?

Chi ha detto che non si gioca per vincere ? Quando si crea un personaggio, un alter ego avrà anche lui degli obbiettivi e delle speranze no ? I suoi scopi saranno certamente quelli di essere un “vincente” nelle sue imprese, tuttavia indipendentemente dall’esito dell’avventura, il piacere di aver scritto una bella storia, dovrebbe essere la cosa più importante. Quindi alla fine, quello che conta è la storia in se e le emozioni che ti ha dato.

7.    È cambiato il gioco di ruolo negli ultimi vent’anni? E i giocatori?

Il gioco di ruolo non cambia nella sua concezione  ma cambia l’uso che se ne fa e i suoi fruitori. I giocatori cambiamo, sarebbe preoccupante se non fosse cosi, spesso diventano più esigenti e i prodotti sul mercato hanno degli standard qualitativi sempre migliori. Ritengo tuttavia che la vera innovazione e crescita nel mondo dei giochi di ruolo avvenga tramite giochi di ruolo indipendenti, avvolte auto prodotti rispetto ai grandi classici come D&D che guardano più al guadagno che ai contanuti.

8.    Quanto ha influenzato il mondo del GdR l’uscita dei giochi di carte collezionabili prima, e i MMORPG poi?

L’influenza c’è stata, ma la contaminazione è avvenuta solo in giochi di ruolo come D&D che strizza l’occhio  con insistenza al mondo dei videogiochi, altre realtà fortunatamente hanno subito una influenza molto marginale o del tutto nulla.

9.    Cosa ne pensi del gioco diceless?

Direi che è un mito, come il mostro di Lockness, in tanti credono di averlo visto, alcuni sostengono di desiderare che sia vero, ma alla fine non lascia traccia. Scherzi a parte è senza dubbio affascinante il gioco di ruolo senza dadi e senza scheda, invoglia alla recitazione e mi sento di apprezzarlo, ma il tiro di dado da comunque il brivido della casualità.

10.    Una tua opinione sul business del gioco e della fantasy in generale nel periodo post Lord of the Rings di Jackson.

Sono contento, ora l’ambiente ha una nuova vita e sicuramente nuovi sbocchi. Il libro come molte  trasposizioni cinematografiche, secondo alcuni astrusi dettami hollywoodiani,  per essere compreso va banalizzato. Purtroppo nel film di Jackson i reali contenuti dell’opera Tolkeniana a volte sfuggono o vengono snaturati, ma è comunque un opera di divulgazione , quindi ben venga se apre gli occhi di qualche sognatore assopito.

11.    Quanta importanza hanno in percentuale i seguenti fattori per ricreare la condizione ideale per una grande giocata: 1) Un bravo master, 2) Bravi giocatori, 3) Un ottimo metodo di gioco, 4) Empatia tra i partecipanti.

1) 60% un buon master è fondamentale. 2) 20% I semi preziosi non attecchiscono nel terreno sterile. 3) 0%  4) 20% è molto importante, se non c’è fiducia e il giusto clima tra giocatori non si crea l’atmosfera magica.

12.    Cosa pensi del gioco di ruolo dal vivo?

Ci gioco di diversi anni, la ritengo una esperienza molto bella, offre delle emozioni davvero coinvolgenti, ma come ogni cosa ha l’altro lato della medaglia, e un grosso numero di giocatori spesso può complicare il gioco.

13.    Nel GdR classico, preferisci la parte del giocatore o del master?

Amo entrambi i ruoli, diciamo in egual misura.

14.    A cosa ti ispiri quando crei un personaggio di gioco?

Mi ispiro un po’ a tutto, esperienze personali, personaggi tratti dal libri o film, idee che mi passano per la mente. Penso principalmente al carattere del personaggio, a cosa voglio raccontare e “vivere” con quel pg, che emozioni lo spingono e motivano, il suo passato, le sue esperienze, inizio a farne un profilo come farebbe un poliziotto con un sospetto, su quella costruisco l’armatura portante del personaggio, la scheda viene fatta solo dopo, se l’idea mi piace e mi convince.

15.    A cosa ti ispiri quando architetti un avventura di gioco?

Immagino il contesto e le sensazioni che voglio dare, poi adatto le idee che ho pensato alla ambientazione, a volte modificandola e ovviamente tengo conto dei gusti dei giocatori con cui gioco.

16.    Smetterai mai di giocare?

No , sarebbe come smettere di sognare.

Advertisements