Divertirsi e far divertire.
La fuga è qualcosa di salutare. Non accusiamo troppo chi si prende delle sane vacanze dalla sua rigida morale: è sano, rigenera.
Se vediamo però il gioco come un viaggio, deve arricchire al suo ritorno, altrimenti è un giro a vuoto, un criceto in una ruota che corre eppure rimane immobile, magari divertente (e in questo rimane il suo valore, nel piacere) ma che non accresce, non migliora, non mette in dubbio, non ci fa evolvere.
Questi sono i valori con cui giudico un buona giocata; non esistono dualismi netti, ma livelli di coinvolgimento ed arricchimento diversi: la preferenza è personale, e personalmente non amo i “ruzzini”, il gioco che riflette su se stesso, il gioco per le regole, il gioco per il dado, il gioco per il potere sugli altri, il gioco per lo sfogo di violenza repressa, anche se tutti questi giochi sono leciti, e forse anche positivi se si guardano con una lente di ingrandimento.

T.G.

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