Il background di un personaggio che non sono ancora riuscito a giocare, ma che spero di far rivivere in futuro, quando tornerá il tempo delle giocate…

LA STORIA DI JAFFAR AL SAID

In principio il vento accarezza la sabbia. E’ un gesto leggero e innocuo, e nessuno può sospettare che è solo l’inizio di una tremenda tempesta.
Accade così nell’Ylaruam, ogni giorno. Pochi attimi e il silente deserto si trasforma in un luogo infernale, fatto di vorticosa sabbia mortale.
Jaffar conosce bene quel susseguirsi di piccoli gesti e avvenimenti che scaturiscono nella tempesta. Li riconosce immediatamente, e provvede subito a ripararsi nelle fresche caverne in cui dimorano i dervisci.
Anche dentro di lui la tempesta è esplosa dopo una serie di piccoli eventi, ma questa lui non è riuscita a riconoscerla in tempo. Un giorno si era svegliato e aveva mosso pochi passi verso l’uscita della grotta in cui dormiva. Il sole già pulsava nel cielo, e la sabbia rifletteva il suo colore dorato. Jaffar aveva il Nahmeh tra le mani, e lo accarezzava dolcemente, rigirandolo più volte. Poi con un gesto improvviso lo gettò oltre il crepaccio, e subito scomparve dietro una duna.
Jaffar Al Said aveva perso l’Eterna Verità.
Questo però non lo allontanò dalla voce divina del grande Al Kalim. Sentiva ancora la presenza dell’Immortale, anche se distante e offuscata. Ma non era quello il suo dilemma.
Gli sconcertanti eventi del cataclisma non lo avevano toccato direttamente, ma si erano fatti sentire. Presso la sua grotta non viaggiava ormai più nessuno. Sentiva una tremenda desolazione attorno, qualcosa di difficile da comprendere dopo una vita passata in solitudine, nel deserto.
In qualche modo però sentiva che il mondo si era come alleggerito, assumendo la vaghezza di un fantasma. E soprattutto sentiva che le legge divine che lo incatenavano a quella vita da eremita non avevano più alcun valore.
Ricordava le antiche leggende di Al Kalim. La sua più grande forza era stata quella di riportare l’ordine nella discordia per un bene più grande. Solo così il popolo del deserto era riuscito a liberarsi dei conquistatori Alphatiani. Per far questo Al Kalim osservò la natura e il suo equilibrio. Solo nell’equilibrio infatti si può raggiungere l’unione che porta al successo. Equilibrio significa conoscenza, tolleranza e rinuncia. Ed un solo libro non potrà mai insegnare queste tre cose.
Il deserto è la casa del derviscio, non la sua prigione. E così il Nahmeh.
Dopo venticinque anni Al Kalim ricorda cosa significa scalare una montagna, e nel far questo entra nella Casa di Roccia.

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