Il gioco di ruolo è un fenomeno molto più complesso di qualsiasi altro gioco. Le sue componenti sono essenzialmente tre; partecipazione, rappresentazione e creatività. Attorno a queste esigenze del giocatore, si basano tutte le possibili varianti del gioco. Non è una scatola che si apre in una serata piovosa, per passare il tempo. Il GdR è un qualcosa di molto più dilatato, che segue un decorso, un’evoluzione. Non si smette mai di giocare al gioco di ruolo, e quando lo si fa, è un po’ come il sonno druidico. Prima io poi ci si risveglia.

Già nel 1996 accadde che due componenti del nostro gruppo (Wolly e il sottoscritto) si discostassero da quelli che erano i rituali classici del gioco. L’appuntamento alle 21:00 (che diventavano obbligatoriamente le 22:00) negli scantinati armati di pietruzze sfaccettate, le avventure in solitario nei tediosi pomeriggi del weekend, i tornei nelle rare ludoteche fiorentine, e altre cose.
Perché successe ciò? Perché in quel periodo, dopo aver esplorato per più di otto anni l’universo pressoché sconfinato del GdR, sentivamo la necessità di evolverci, di distaccarci da quelle situazioni che ai nostri occhi erano diventate scontate. Non abbiamo smesso di giocare, ma ci siamo in qualche modo evoluti.

In quel periodo vestivamo mantelli scuri e facevamo lunghe passeggiate al tramonto sulle colline di Scandicci, fumavamo la pipa e raccontavamo storie. Wolly le disegnava, io provavo a descriverle con le parole. Parlavamo di progetti, di arte, di sogni. Interpretavamo questi due misteriosi personaggi che sembravano usciti da una storia fantasy, un po’ artisti e un po’ ubriaconi. Abbiamo organizzato una mostra, elaborato insieme dei racconti illustrati, progettato fumetti. Ci siamo divertiti ascoltando ed obbedendo alle nostre esigenze: partecipare, rappresentare e creare.
Non ci mancavano le sedute di gioco, i rituali scontati, le battaglie all’ultimo tiro di dado. Riuscivamo a giocare anche senza.

Ma il tavolo è come un altare dedicato al gioco, e prima o poi ci si fa ritorno. Wolly, secondo me, ha continuato in questa sua evoluzione di gioco, ed è diventato il chierico che ha sempre voluto essere. Io invece sono tornato a lanciare dadi, con nuova ritrovata ispirazione.
Si torna all’ovile per prepararsi ad un nuovo viaggio…

E questa nuova entusiasmante avventura si chiama web. Eccola la nuova evoluzione del gioco. Perché attraverso le molteplici possibilità di questo mezzo, è fin troppo facile soddisfare quelle tre esigenze di cui parlavo.
Si partecipa in un lavoro di informazione di rimbalzo, di editing, di accesso a nuove possibilità comunicative. Ci si rappresenta con i nostri avatar, con le nostre storie, le nostre parole, i nostri deliri. Ed ovviamente, forse più importante di tutto il resto, si crea.

Questo è il mio gioco in rete. Un gioco di ruolo a tutti gli effetti, un’intuizione che tempo fa chiamai “Blog di Ruolo”, e che continua ad affascinarmi perché le sue possibilità sono davvero infinite.
Non è un gioco per chi vuole contare i PX, per chi ha bisogno di vedere su una scheda quale livello ha raggiunto, per chi ha solo la necessità di impegnare una serata. Non è una scatola che si apre quando si ha voglia e si richiude quando si è fatto tardi.
Verrà il tempo di ritornare all’altare. Riaprirò il sacchetto di pietruzze sfaccettate e dispiegherò sul tavolo le vecchie schede. Il rituale è un ritorno a casa.
Ma per adesso, continuerò ad abbandonarmi a questo splendido viaggio.

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