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UN COMMENTO LASCIATO SUL SITO DI KHARONTE, DIVENTA UNA GRANDE TESTIMONIANZA DI GIOCO. LO RIPORTO FEDELMENTE SU QUESTO POST.

La necromante si ritrovò catapultata in un altro universo,
illusorio quanto il suo, di questo ne era certa,
ma governato da un altro Demiurgus.

Lo spirito che reggeva stabile quel micromondo era antico,
aveva percepito la sua essenza nel suono di quello spazio,
di quell’attimo che esisteva solo grazie al pensiero di Walter.

Era quello il nome che la necromante aveva percepito,
il vero nome dell’altro Generatore di Mondi che l’aveva chiamata.

Opaco come uno specchio sopraffatto dalla polvere degli anni,
l’avatar di Walter si stagliava ora davanti a lei…

“Avete accettato il mio invito, amici…”

Solo ora sorella S. si accorse degli altri,
riuniti in cerchio, in silenzio,
strappati dai loro nidi di oblio.

Ecco Gregerg, iniziato della sfera Radiosa,
testa rasata ed abiti logori,
più simile ad un mendicante che a un cronomante,
ad un pellegrino in eterna ricerca di un senso perduto.

Forse è per questo che erano stati chiamati…
Per ritrovare un senso sepolto sotto anni di silenzio.
Perchè ognuno di loro era legato da qualcosa che fu comune,
di incomprensibile ed illogico, ma comune.

Sorella S. tentò di percepire le essenze dei suoi compagni,
la sua cecità la aiutava a non credere agli inganni della vista,
stese le mani davanti a se e supplicò il dono della vera visione:
Subito l’elfo in armatura di cuoio,
armato di una spada corta spuntata,
gli apparve nella sua intima, malefica, essenza.
La forza vitale del “maestro”,
(così era chiamato nelle antiche tavolette Slaan)
riusciva a stento a mantenere il suo avatar illusorio:
l’elfo sfasava la sua immagine in quella di un demone cornuto,
dal volto olivastro e ghignante,
curvo sotto il peso del suo mantello…
La sua bocca grondava bava
ed i suoi occhi erano neri come la paura.

Altre figure si stagliavano nella penombra,
aveva riconosciuto subito l’equilibrata forza di Clarko il druido,
unita a quella di Angus del Loto Nero e di Jamun, il falco solare,
la triade di spiriti supremi, tre specchi dello stesso essere,
uniti nell’avatar del grande sorvegliante dell’universo,
conciliatore ed ambasciatore delle forze primordiali.

Aveva percepito la Vita di Ryek, l’elfo dei venti,
sfuggente come una ciclone di Kaldmont,
invisibile come la brezza del mattino.
I suoi lunghi capelli argentati erano ora legati in unica treccia,
lunga e sottile, come una vivente coda di una fiera affamata.

Ma fu quando percepì il vampiro davanti a se,
appena ridestato dal suo torpore dalle sue fedeli Gargoyle,
affamato, antico,
bellissimo e tetro come una sublime alba di morte,
che sorella S. comprese l’entità di quella chiamata,
la vastita della sua importanza.

Radluck Emey Dzaian, Gregerg Etim Lao, Rayek, il Maestro,
il concilio dei Druidi supremi, e lei, la necromante cieca…
tutti riuniti al cospetto del Demiurgus Primigenio.

“Sapete chi siete?”

Disse la voce tremenda e lontana, impercettibile con le orecchie,
ma chiara e limpida se ascoltata con la mente.

Fu Sorella S. a parlare, d’istinto, senza riflettere,
come non aveva mai fatto prima d’allora:
con la sua voce di carne e sangue, con il suo simulacro lontano.

Tutto, nella sua mente, iniziava a prendere forma…

Un tavolo, una pelle di mucca,
bottiglie di liquori e pozioni sparse ovunque,
l’aria satura di erbapipa,
solidi platonici cristallizzati che ruzzolavano ovunque…

Sorella S. aveva risalito il cordone d’oro della sua voce
ed aveva visto con i suoi veri occhi:
la riunione degli Antichi Dei stava avvenendo,
in quel momento magico, in quel preciso attimo…

Riuscì a vederli tutti,
ma non riuscì a guardare negli occhi se stesso,
nessuno specchio era presente nel tempio,
nessun riflesso tradì le leggi della luce.

“Siamo entità astratte di puro pensiero
generate da Dei remoti e lontani…”

Sussurrò la necromante.

Un sorriso si stagliò nel volto dell’avatar divino,
poi Walter stese le braccia ed una grande luce bianca li avvolse;
il sogno era finito con la stessa rapidità con cui era nato.

Una breccia nel multicosmo.

Un’altra anomalia nell’universo.

Un addio, un suo ultimo saluto…

Oppure un ritrovato inizio?

Il concilio degli antichi dei fu di nuovo sciolto,
gli avatar si dissolsero, come la brina a mezzogiorno.

Gli antichi dei tornarono alle loro esistenze,
così diverse, così uniche, magiche, irripetibili,
scrigni preziosi di entità parallele che in loro ancora vivono.

“Il grande dilemma rimane lo stesso…”

Pensò tra se e se Sorella S, al ritorno nella sua antica torre.

Sfiorò le consunte pagine del libro maledetto,
cosciente che in nessuna di esse avrebbe trovato la risposta…

“Perchè ci creano e poi ci dimenticano?”

La necromante sospirò a lungo…

“Perchè l’antico Demiurgus ha abbandonato il suo universo,
lasciando che il grande oblio divori le sue lande,
i suoi picchi, le sue città, i suoi popoli…
La Bellezza non si rivela che agli occhi degli iniziati,
e chi dimentica il suo valore si condanna all’assenza di miracoli.
La bellezza della fantasia non ha un costo, un vantaggio o prezzo,
è e rimane un VALORE: quella scintilla di vita che sembra insignificante è la radice di ogni frutto che un uomo produce…
Seccate le sue profonde e ramificate appendici, l’albero è destinato ad invecchiare rapidamente e torcersi su se stesso,
in una rapida agonia…Perchè scegliere questa fine tragica?
PERCHE’?”

Gridò Sorella S., ma solo il vuoto delle sue stanze rispose,
con un eco gelido ed inquietante…

Mystara,
6 Ambyrmont 1028 D.I.

T.G. 2008

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