EVOLUZIONE DEL GIOCO
Aprile 14, 2008
Il gioco di ruolo è un fenomeno molto più complesso di qualsiasi altro gioco. Le sue componenti sono essenzialmente tre; partecipazione, rappresentazione e creatività. Attorno a queste esigenze del giocatore, si basano tutte le possibili varianti del gioco. Non è una scatola che si apre in una serata piovosa, per passare il tempo. Il GdR è un qualcosa di molto più dilatato, che segue un decorso, un’evoluzione. Non si smette mai di giocare al gioco di ruolo, e quando lo si fa, è un po’ come il sonno druidico. Prima io poi ci si risveglia.
Già nel 1996 accadde che due componenti del nostro gruppo (Wolly e il sottoscritto) si discostassero da quelli che erano i rituali classici del gioco. L’appuntamento alle 21:00 (che diventavano obbligatoriamente le 22:00) negli scantinati armati di pietruzze sfaccettate, le avventure in solitario nei tediosi pomeriggi del weekend, i tornei nelle rare ludoteche fiorentine, e altre cose.
Perché successe ciò? Perché in quel periodo, dopo aver esplorato per più di otto anni l’universo pressoché sconfinato del GdR, sentivamo la necessità di evolverci, di distaccarci da quelle situazioni che ai nostri occhi erano diventate scontate. Non abbiamo smesso di giocare, ma ci siamo in qualche modo evoluti.
In quel periodo vestivamo mantelli scuri e facevamo lunghe passeggiate al tramonto sulle colline di Scandicci, fumavamo la pipa e raccontavamo storie. Wolly le disegnava, io provavo a descriverle con le parole. Parlavamo di progetti, di arte, di sogni. Interpretavamo questi due misteriosi personaggi che sembravano usciti da una storia fantasy, un po’ artisti e un po’ ubriaconi. Abbiamo organizzato una mostra, elaborato insieme dei racconti illustrati, progettato fumetti. Ci siamo divertiti ascoltando ed obbedendo alle nostre esigenze: partecipare, rappresentare e creare.
Non ci mancavano le sedute di gioco, i rituali scontati, le battaglie all’ultimo tiro di dado. Riuscivamo a giocare anche senza.
Ma il tavolo è come un altare dedicato al gioco, e prima o poi ci si fa ritorno. Wolly, secondo me, ha continuato in questa sua evoluzione di gioco, ed è diventato il chierico che ha sempre voluto essere. Io invece sono tornato a lanciare dadi, con nuova ritrovata ispirazione.
Si torna all’ovile per prepararsi ad un nuovo viaggio…
E questa nuova entusiasmante avventura si chiama web. Eccola la nuova evoluzione del gioco. Perché attraverso le molteplici possibilità di questo mezzo, è fin troppo facile soddisfare quelle tre esigenze di cui parlavo.
Si partecipa in un lavoro di informazione di rimbalzo, di editing, di accesso a nuove possibilità comunicative. Ci si rappresenta con i nostri avatar, con le nostre storie, le nostre parole, i nostri deliri. Ed ovviamente, forse più importante di tutto il resto, si crea.
Questo è il mio gioco in rete. Un gioco di ruolo a tutti gli effetti, un’intuizione che tempo fa chiamai “Blog di Ruolo”, e che continua ad affascinarmi perché le sue possibilità sono davvero infinite.
Non è un gioco per chi vuole contare i PX, per chi ha bisogno di vedere su una scheda quale livello ha raggiunto, per chi ha solo la necessità di impegnare una serata. Non è una scatola che si apre quando si ha voglia e si richiude quando si è fatto tardi.
Verrà il tempo di ritornare all’altare. Riaprirò il sacchetto di pietruzze sfaccettate e dispiegherò sul tavolo le vecchie schede. Il rituale è un ritorno a casa.
Ma per adesso, continuerò ad abbandonarmi a questo splendido viaggio.
DEFICIENT & DRAGONS
Marzo 3, 2008
POST DI SERVIZIO: LA STORIA CONTINUA ANCHE SENZA DI ME.
Queste pagine vanno avanti anche grazie a voi. Non siete molti, ma ogni piccolo contributo diventa indispensabile per continuare ad accrescere questo mondo.
La mia idea infatti, fin dall’inizio, è stata proprio questa. Aggiornare quotidianamente queste pagine virtuali per dare vita ad un mio/nostro universo. Creare una testimonianza.
Lo spazio che viene messo a nostra disposizione è oramai infinito. Possiamo tranquillamente impilare tutto il materiale vogliamo, innalzando fantastiche torri di parole e di immagini.
Recentemente sono stato preso da molte attività, prima tra tutte la pubblicazione dei Musikanti di Amberyn. Ma ho fatto anche altre cose. Mi sono iscritto a due concorsi letterari on-line, con due racconti inediti, ho portato avanti i blog e ho aggiornato la struttura del sito. Come succede sempre in queste situazioni, quando attingi troppo in profondità dal pentolone della creatività, alla fine ti ritrovi svuotato e sfiduciato.
Incerto dei tuoi risultati. Insicuro delle cose che hai macinato, del modo in cui ti sei rappresentato, dell’impegno genuino che ci hai messo. È proprio così che mi sento in questi giorni.
Quindi cercherò di distrarmi un po’, e di concentrarmi sul materiale che ho a disposizione, come questo che segue.
Ringrazio chi ancora mi segue e chi mi da coraggio.
La via è lunga, ma il mio secondo nome è Frodo!
IL TAVOLO DI GIOCO
Febbraio 26, 2008

Cos’è il tavolo di gioco?
Ho cercato una definizione calzante, un immagine suggestiva, e credo di essere riuscito a trovare qualcosa.
Il tavolo di gioco è il mondo di passaggio, una sorta di limbo che divide la nostra realtà dagli universi fantastici nei quali amiamo perderci.
È un territorio di rito, un altare sacrificale. Gesti, oggetti, e tutte le altre attività che prendono luogo sopra al tavolo fanno parte dell’incantesimo. Le magie sono quelle che conosciamo da sempre; la trasmigrazione del pensiero, la consolidazione dell’intento, la proiezione della nostra immaginazione.
Il tavolo di gioco è lo specchio del nostro rituale fantastico. Rappresenta il caos che genera le storie.
Il calderone è pronto. Gli ingredienti ci sono tutti (cenere, al-cool e una manciata di pietruzze sfaccettate!)
Diamo inizio al rituale?
OMAGGIO A BROM
Gennaio 25, 2008
CAMBIO DEL LAYOUT
Gennaio 14, 2008

Ho cambiato layout al sito e ci ho messo un po’ di immagini clikkabili sulla barra laterale. Non mi piaceva molto quell’altro, e questo, anche se é piú semplice, mi sembra piú inerente all’argomento.
Interessante questo scambio di interventi tra due vecchi cospiratori di ruolo, sull’ultimo post “Gli Eventi che Seguirono l’Ultima Giocata”. Una sorta di gioco on-line sulla testimonianza. Chissá se il vecchio master Wolly interverrá sulle conseguenze da lui stesso create. Il morbo del gdr é una strana malattia…
Propongo qua sopra l’arazzo del druido Clarko, un meraviglioso sguardo sul mondo di Mystara, all’epoca in cui i dadi non riuscivano a rimanere piú di poche ore dentro i loro sacchettini.
IL FATTORE ECONOMICO
Dicembre 16, 2007

Una considerazione importante che mi preme fare riguardo al GdR, è quella relativa all’investimento economico che un adolescente puó permettersi per aggiornare il suo bagaglio di esperienza, e alla necissitá effettiva di questo investimento, pena il mancato divertimento.
Oggi che il Fantasy è diventato un fenomeno quasi di massa, a cavallo del grande successo del film “Il Signore degli Anelli” e altre fortunate saghe, il giro di soldi che riesce a smuovere influenza in maniera sostanziosa le vite di molte persone. In poche parole: oggi col gioco e col fantasy si può campare. Basta vendere.
All’epoca in cui incominciai ad appassionarmi di fantasy e di gioco, le cose erano molto differenti. Si creavano avventure e ci si intratteneva con una manciata di fotocopie e un pugno di dadi. I master liberavano la fantasia per dare vita a campagne inventate di sanapianta, ed i Gazzetter ed altri accessori erano solo un miraggio. Walter progettava avventure cercando di rimanere legato alla storia di Mystara, raccogliendo a destra e a manca le informazioni necessarie (spulciando magari tra i manuali nel reparto della Marzocco, col fantomatico Rossino che guardava da un’altra parte). Era un fermento di idee ed esplorazioni, a mio parere un momento autentico e intenso.
Ho sempre avuto una considerazione negativa del successivo fenomeno di Magic. Il suo legame col “potere d’acquisto” di un giocatore mi lasciava inorridito. Anche se devo ammettere, come inventore di giochi, che la trovata fu geniale, il fattore cosí vergognosamente materialista e feticista del gioco mi ripudiava. Piú cartine compravi, piú il tuo mazzo diventava potente e maggiori diventavano le tue possibilità di vincita.
Senza contare il fatto che il “vincere” del gioco di carte riportava l’attenzione sulla competizione e non piú sulla partecipazione ad un evento sociale, come nel caso del GdR.
Stesso sistema si intravede nei recenti wargames tipo Confrontation, dove è necessario attingere generosamente dal portafoglio per avere la possibilità di mettere in campo un paio di miniature da combattimento decenti.
Come ultima trovata abbiamo i MMORPG, dove per partecipare devi pagare! La traiettoria è sempre la stessa. Se esiste un filone in cui vi è la possibilità di arricchirsi, le solite menti vi ci si buttano a capofitto. Risultato: il fenomeno si sparge, ma l’intensità si disperde.
Il GdR vero non ha bisogno di nessun manuale e neanche di un pugno di dadi. Ha solo bisogno di quella cosa che si chiama Fantasia.
Willo, aprile 2007












