Come facevamo a far capire ai nostri genitori che cosa combinavamo negli scantinati fino alle prime luci del mattino? Chi di noi non ha mai fatto i conti almeno una volta, durante la nostra bizzarra adolescenza di giocatori di ruolo, con gli sguardi perplessi dei propri vecchi e con le loro più che lecite domande?
“Ma cosa fate rinchiusi lì dentro?”
“Cosa sono tutti questi libri pieni di mostri?”
“Ma alla vostra età siete sempre a giocare?”
“Non è che vi drogate?”
Su quest’ultimo punto si potrebbe aprire una parentesi lunga e compromettente, ma non è quello che mi preme dire in questo post… Sono passati vent’anni e adesso molti di noi si trovano dalla parte opposta di quel difficile confronto. Sicuramente oggi se i nostri figli ci venissero a chiedere di poter usare il salotto per una partita di D&D noi non solo li spolvereremmo le sedie, ma ci fionderemmo a sedere con i dadi in mano.
Ma i tempi sono cambiati. L’approccio al GDR oggi avviene principalmente attraverso i videogames e chissà cosa ci aspetta nei prossimi anni. Forse mi ritroverò anch’io a guardare perplesso i miei figli mentre, prima di un assurdo tuffo cibernetico, mi rassicureranno con una frase del tipo “…tranquillo papi, la serata la passo in chat con il mio amico Cthulhu…”
È anche vero che alcuni dei nostri genitori riconoscevano che era più sicuro per noi rimanercene a giocare in cantina o in salotto fino al mattino, che sballarsi in discoteca come facevano tutti gli altri nostri coetanei. Rimanevano però fuori alcuni dubbi imbarazzanti… “…ma quel figliolo non avrà mica dei problemi, magari è un po’ indietro, o forse… gay… o no, è la droga, certo, sempre lei…”
Gli eventi acquistavano anche una certa comicità quando a volte i nostri vecchi ci sentivano parlare di roba di gioco.
“Ma lo sai che ieri il master c’ha fatto trovare due spade magiche e un mucchio di monete. Siamo anche passati di livello… però per poco quei non morti non ci facevano secchi…”
A questo punto il padre poteva venirsene fuori con una battuta sarcastica mentre la madre ti riprendeva con voce preoccupata dicendoti “Ma che storie che sono queste…?”
Il tavolo, i dadi e quella manciata di amici di gioco si sono rivelati gli ingredienti fondamentali di una vita passata a fantasticare e a creare. Nessuna scuola poteva insegnarci le cose che il GDR ci ha insegnato. Passavamo le serate insieme al Drago oppure a Cthulhu, ed era davvero il modo più gratificante e sicuro di viaggiare.
Se qualcuno ricorda un episodio carino, magari anche divertente, sulle considerazioni e sui comportamenti dei propri genitori a proposito del GDR, invito a riportarlo più sotto nei commenti. Grazie!
QUANDO IL PEN AND PAPER INCONTRA LO SCREEN
Ottobre 21, 2009
Per quanto questa dimostrazione risulti affascinante, non credo che questo nuovo device aggiunga niente al gdr vero e proprio, ovvero il Pen & Paper giocato alla vecchia maniera. Da quello che si vede nelle immagini di questo video, il surface funziona esattamente come lo screen in un normale videogioco, con la sola aggiunta delle miniature solide posizionate dai giocatori. Certo l’effetto é senza dubbio interessante, ma il fattore immaginazione ci perde ugualmente, come in tutte le simulazioni di gdr da computer.
Impossibile peró ignorare il fatto che questo ibrido potrebbe essere usato per avvicinare molti giocatori di videogame al gdr vero e proprio. Un passo alla volta, perché per il Pen & Paper bisogna essere pronti…
SI GIOCA SEMPRE PER DIVERTIRSI?
Settembre 14, 2009

Da un po’ di tempo a questa parte, precisamente da quando ho incominciato questo blog dedicato al gdr, ogni volta che faccio ruzzolare un po’ di dadi sul tavolo (solo una volta al mese ormai), mi viene da riflettere sui molteplici aspetti di questo splendido fenomeno ludico. Ancora più interessante è condividere queste riflessioni con i vecchi compagni di gioco e altri esperti giocatori. Anche per questo motivo ho creato questa pagina.
Capita a volte di dover giocare dei personaggi che, seguendo con coerenza il loro background, non hanno possibilità di occupare un ruolo rilevante all’interno dell’avventura. Ad esempio, se giochi un halfling in uno scenario di maghi aristocratici Glantriani, nel caso della ben conosciuta Mystara, non potrai fare altro che rimanere in disparte. È vero che nel gdr puoi sempre fare quello che vuoi, ma se decidi di non seguire il background del tuo PG rischi di creare situazioni ridicole e rovinare la serata a tutti.
Ieri ad esempio, in una one-shot di Hero (gioco abbastanza complesso in stile GURPS) ambientata in un mondo fantasy, ho scelto di giocare un uomo della giungla, una sorta di bardo danzatore tatuato, ex schiavo. Al momento di scegliere il personaggio non sapevo assolutamente dove l’avventura ci avrebbe portati. Fatto sta che mi ritrovo con questo breakdancer mezzo ignudo con la fionda, imbarcato clandestinamente su un nave diretta verso l’estremo nord del continente. Poco dopo, eccomi a guidare per la prima volta una slitta di cani su un paesaggio desolato, freddo e innevato.
Seguendo il background del personaggio ho scelto di rimanermene appartato, lamentandomi di tanto in tanto per il freddo, incapace quasi di parlare e di prendere parte attivamente al Quest. Non posso dire di essermi divertito, perché ho avuto davvero poche chance per mettere in evidenza le qualità del mio PG, ma credo fermamente di essere riuscito a rappresentarlo al meglio.
A questo però mi sorgono delle domande, e vorrei che qualcuno lasciasse la sua opinione.
É più importante giocare bene o divertirsi? Ed è sempre vero che a giocare bene ci si diverte?
A voi la parola.
LA SOLITA STAIRWAY…
Settembre 6, 2009
Qualcuno potrebbe chiamarmi mitomane, ma a me sono sempre piaciute le leggende. Anzi, credo fermamente che la vita di ogni uomo può diventare una leggenda. Basta volerlo. Basta crederci…
Ricordo una serata come molte altre, il gioco, le bevute, la luna, le canzoni, e le diavolerie proferite alla corte di Re Alcool, sempre il solito burlone di sempre. Lui sapeva bene come farci cantare.
Che ore saranno state? Le due, le tre, o forse le quattro… che importanza potrebbe avere ormai….Nell’abitacolo della uno bianca, la mia uno bianca (stiamo parlando del ‘92, ‘93 forse!!!!) quattro o forse cinque soggetti POTENTI, come diceva il vecchio Ermannino… Simili per molte cose ma ben distanti musicalmente. A quel tempo c’erano gli Iron Maiden e i Metallica che ci mettevano d’accordo, ma per il resto…
A quell’ora tarda attacca Stairway to Heaven. Fermi! Lo so, un classicone da paura, anzi, da vergognarsi quasi, ma aspettate di finire la storia. Qui si sta parlando di quattro o cinque ragazzi di vent’anni appena , agli inizi degli anni novanta, presi dal gioco di ruolo, dalla fantasy e da grandi ideali dell’amicizia. Tra questi c’é chi ascolta il rock anni ’70, chi il metal, chi il progressive, chi la techno, chi il death metal, insomma, un pourporrí di gusti musicali da perderci la testa.
Eppure, quella notte X di un mese X, gli speakers della mia fiat attaccano quel classicone, e come d’incanto il silenzio… Nessuno si azzarda a dire niente. Guidati dalla botta, forse alcolica forse solo immaginata, percorriamo insieme a Page quelle salite e discese, quelle arrampicate sonore da brividi, quelle virate da vertigini, insomma, insieme cavalchiamo l‘onda, diventando uno insieme a quel pezzo.
La solita Stairway to Heaven? Ma dai, ma non ti pare un po’ scontata….??? é proprio questo il punto… troppo spesso veniamo ingannati da queste banali interpretazioni del vero. Cosa si nasconde dietro quel pezzo? Forse molto di più di quello che ci é permesso spiegare…
DAL METIC LEE ALLA SACRA BIBBIA IL PASSO È BREVE
Agosto 26, 2009
A quindici anni scoprimmo il drago, e fu l’inizio di una grande avventura. Al diavolo la scuola, i vecchi amici, la famiglia… si erano aperte le porte di nuovi mondi, e noi eravamo pronti ad esplorarli, dal primo all’ultimo. Armati di dadi e matite, allestivamo occasioni per liberare al vento la nostra immaginazione; uno scantinato di periferia, una panchina del parco, il tavolino di plastica della casa del popolo. Tutto poteva andare. Il posto non era importante. Il salto nel vuoto, nel mistero, nel mondo della magia, potevi farlo ovunque.
Ma col tempo le cose sono cambiate. Cambiano sempre, non è vero? Il rituale del passaggio da questo mondo ai mille altri nella nostra testa diventava sempre più difficile da attuare. Come tossici cercavamo dosi sempre più appaganti, limando al massimo quella linea di demarcazione tra il reale e il fantastico. Arrivammo ad un punto in cui dovemmo scegliere; o di là o di qua. La vita adulta ci stava richiamando alla realtà, corrompendo i nostri animi come l’anello di Sauron.
Qualcuno abbandonò il gioco per strade a noi, all’epoca, incomprensibili. Il vecchio chierico malvagio, corrotto dal libro nero, il Metic Lee, adesso leggeva la bibbia e seguiva la via del Signore. Chi l’avrebbe mai pensato!
Ma il richiamo ci sorprese tutti, chi prima e chi dopo. Il richiamo alla realtà sa essere ancora più irresistibile di quello della foresta…
Ma a distanza di più di dieci anni dalla scelta di quel chierico, di quel ragazzo che forse più degli altri aveva dimostrato il suo distaccamento dalla realtà, mi sono reso conto che forse è stato proprio lui l’unico a non smettere mai di giocare. Come da sua stessa ammissione, oggi egli è un “ministro di dio”, è diventato il chierico che ha sempre desiderato essere. Walter è stato l’unico a limare totalmente quel confine tra realtà e fantasia, diventando il personaggio che ha sempre interpretato da ragazzo.
Allora mi chiedo, è forse proprio questo il grande insegnamento del gioco di ruolo? “Insegui i tuoi sogni e diventa ciò che hai sempre desiderato essere”.
A me piace più pensarla in questa maniera: “nella vita, come nel gdr, la cosa essenziale è accumulare esperienza. Il rischio fa parte del gioco; a volte t’imbatti in un tesoro, altre volte in un vampiro che ti risucchia livelli. L’importante è continuare a giocare!”
NON PRENDERTELA DAI, É SOLO UN GIOCO…
Maggio 23, 2009
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Chiunque abbia una lunga storia di GdR alle spalle si sarà trovato sicuramente coinvolto, direttamente o indirettamente, in un litigio di gioco. Quelli tra giocatori e master sono praticamente ordinaria amministrazione, specialmente in quei gruppi in cui il power plying è di casa. Chi non si è mai imbufalito per una regola mal interpretata o una decisione drastica dell’omino dietro lo screen? Alcuni master andrebbero fatti santi, mentre altri andrebbero crocifissi. È così che funziona, sul tavolo da gioco…
Ma accade a volte che siano due giocatori a scontrarsi, e la cosa può ripercuotersi nella vita reale, mettendo a repentaglio anche le amicizie più salde. Due personaggi possono trovarsi l’uno contro l’altro per ragioni di background, e in un combattimento tra due PG il master non può fare altro che rimanere imparziale. La risoluzione di un eventuale scontro dipenderà solamente dalla fortuna e dalla potenza delle schede. È comprensibile che un giocatore, dopo aver portato avanti per mesi o anni il suo personaggio, vedendosi tradito da un compagno di avventure, diventi una belva inferocita. Ma se nel comportamento del giocatore avversario non c’è malizia, è assolutamente ingiustificabile una reazione fuori dal gioco.
Eppure ricordo casi in cui due giocatori non si sono parlati per mesi, e addirittura hanno smesso di giocare insieme. Io stesso mi sono trovato a riconsiderare l’amicizia di un compagno di gioco a causa di alcuni comportamenti scorretti del suo personaggio. Potremo aggrapparci a una formula algebrica che suonerebbe più o meno così: l’intensità di una giocata è inversamente proporzionale alla fermezza di quella linea che divide la realtà dall’immaginazione. E più intensa è la giocata, più si rischia di rimanere coinvolti emotivamente dentro e fuori dal tavolo da gioco.
Pochi giorni fa ho partecipato a un’avventura di Merp nella quale interpretavo un Numenoreano, fiero ed ignorante come solo i Numenoreani sanno essere. I miei compagni (un Silvano, un Nano, un Dunedain e un Hobbit), dopo essere riusciti insieme a me a sgominare un covo di banditi che avevano depredato un piccolo villaggio nei pressi di Brea, si sono messi in testa di riportare il bottino al villaggio. Il mio background parlava chiaro: “fai soldi e torna ad Umbar come un signore”. Ho preteso ovviamente la mia parte, ma i miei compagni hanno incominciato a dire che non era giusto, che le monete appartenevano agli abitanti del villaggio… insomma, un sacco di stupidaggini. Beh, come è andata a finire ve lo state già immaginando, vero?
Il povero Numenoreano è stato attaccato dai suoi compagni di avventura, che lo hanno lasciato tramortito accanto ai banditi caduti prigionieri. Al suo risveglio, i banditi avevano bisogno di un nuovo capo, e chi meglio di lui poteva adempiere a quel ruolo…
Insomma, la giocata resta giocata, anche quando qualcuno te la fa sotto il naso, anche quando le cose non vanno come tu vorresti, anche quando il destino, complice della magia dei dadi, segna la fine di un tuo personaggio.
“Non prendertela dai, è solo un gioco…”
MEN OF WAR
Maggio 21, 2009
Una ragazza che partecipa al Meetup della Gilda di Amsterdam, il gruppo con cui attualmente gioco, ha appena realizzato un minidocumentario sul GDR per la sua classe di regia. Viene spiegato velocemente che cosa é il GDR, cosa ne pensano i giocatori e del tema della violenza legato al gioco.
É presente anche una mia breve riflessione sull’approccio di quei giocatori di nuova generazione che provengono dai videogichi, e del fatto che la loro immaginazione é spesso compromessa dalle immmagini del video.
L’audio é un po’ basso, ma forse seguirá una versione sottotitolata in inglese. Il filmato é ovviamente in inglese. Clikka sull’immagine per vederlo oppure qui.
VECCHIO GIOCATORE
Maggio 18, 2009
Complice di un gioco
Io vivo il sogno
La scoperta e quel poco
Di magia che mi resta
Cercando il segno
La frase che desta
L’entrata nel regno
Del reale infranto
La storia ed il canto
L’evento e il portento
Meraviglia ed incanto.
Poi il gioco si chiude
La notte già muore
Cammino vie nude
Né gioia o dolore
Sulla via del ritorno
La città dormiente
Barlumi del giorno
Lontana è la mente
Leggero è il cuore
Del vecchio giocatore.
IL GIOCO DAL VIVO DI RUOLO
Marzo 18, 2009
Tutti conosciamo il Gioco di Ruolo dal Vivo, una ramificazione del GdR classico che negli ultimi anni ha riscosso sempre più successo, grazie anche all’ambientazione di Vampiri e la Masquarade. Vi confesso che questa tipologia di gioco non mi ha mai preso granché, ma la reputo comunque molto coinvolgente e sicuramente divertente.
Ma vorrei invece parlarvi del “Gioco dal Vivo di Ruolo”, e il ribaltamento dei soggetti è ovviamente giocoso e un po’ provocatorio. Se infatti nel GRV si gioca di ruolo interagendo con gli altri personaggi in maniera fisica, nel GVR si vive interagendo con gli altri giocatori in un approccio di ruolo. Ok, credo di aver confuso un po’ tutti a questo punto. Ma partiamo dall’inizio…
«Tu non passerai! Tu non puoi passare ! Io sono un servitore del fuoco segreto…»
«Ma io devo andare a prendere la birra… mi devi fare passare…»
«No, tu non passerai!»
Questi due giocatori, che nell’immaginario del nostro gruppo sono ben impressi (credo), sono alle prese con una situazione mondana (un paio di birre in compagnia ai giardini pubblici) che di punto in bianco si colora di fantastico. L’amico diventa Gandalf e impone al compagno di farsi indietro, perché lui è un “servitore del fuoco segreto”. La realtà viene sbaragliata dalla stoccata vincente del giocatore accanito, che improvvisamente diventa il suo personaggio.
Lo stravolgimento di queste situazioni di vita vissuta (serate al pub, pranzi, ritrovi, feste e occasioni d’incontro) fanno parte di quel gioco di cui abbiamo perso conoscenza, quello che pratichiamo nei primi anni di età. Poche regole e molta immaginazione. È proprio attraverso quel tipo di gioco che i bambini imparano le cose più importanti; parlare, interagire, rapportarsi.
Insomma, credo che il GVR sia molto più interessante del GRV. Non servono né regole, né costumi, né armi di gommapiuma. Serve soltanto un pizzico di follia e di entusiasmo. E a volte una risata vale più di mille punti esperienza!
LE ABBUFFATE DI GIOCO
Marzo 9, 2009
L’idea per questo articolo me l’ha data un intervento sul forum della Gilda di Amsterdam, il gruppo con il quale sto giocando in questo periodo. Il topic riguardava la giocata-cena.
Quante ne abbiamo fatte…
Ho risposto al post menzionando alcune situazioni nostrane, ma credo che per uno straniero non sia facile immaginarle. Quando la giocata si trasformava in un pretesto per mangiare insieme, allora il gioco diventava quasi secondario. Grigliate in giardino, arrosti misti, gran buffet, ma anche piatti veloci, pastasciutte all’olio di mezzanotte, affettati e formaggio, e al limite rimaneva sempre il pizza-taxi. Il tutto, ovviamente, annaffiato da della sana splugen-ribongen-beer, oppure da un vinello onesto, rigorosamente rosso.
I dadi ruzzolano meglio con la pancia piena. Strappi la carne da una coscia di pollo e afferri il d20 con le mani unte, sperando che ti vada bene. Magari è proprio l’olio che si deposita sul dado che fa uscire il risultato vincente! Le pietruzze si confondono con le molliche di pane, una fetta di prosciutto sulla scheda del nano, una macchia di vino su quello dell’elfo. Il master, nascosto dietro lo screen, si divora un pezzo di rosticciana. E la giocata è solo all’inizio…
Le ricette sono sempre un optional. L’aglio e olio veloce batte sempre tutti, ed è difficile resistergli, anche quando il padrone di casa non gli vá di sporcare la cucina. Prosciutto, salame, pecorino e tozzi di pane: il pasto ideale per un nano docg! Ma anche gli elfi, soprattutto dopo che si sono scolati diversi bicchieri, non badano più di tanto al menù. E allora nel piatto può capitare di trovarci della pasta condita con trippa al sugo e macedonia di frutta. Difficile dimenticarsi un episodio del genere, non vi pare? Mi sembra ieri…
Ma le maratone di gioco fanno sempre venir fame, e allora ti butti su quello che passa la ditta: biscotti, crackers, grissini, cioccolatini, sfogliatine della nonna, crostatine ammuffite, cantucci di pane con l’olio, olive, sottoli, sottaceti, caramelle, liquirizie… Per il bere si può anche toccare il fondo. Quando la scorta alcolica è finita ci si attacca alla spuma, al tè freddo, al latte a lunga conservazione e addirittura a quello di soia! Quasi d’obbligo le macchinette del caffè e i “gavani” del tè, pozioni speciali per rimanere svegli fino al mattino.
Testimoni e vittime di queste goliardiche abbuffate, le nostre schede. Macchie di sughi, caffè, vino, birra, cioccolata e quant’altro. Si usava dire che la scheda del personaggio più patacche si ritrova e più è vissuta. Qualcuno ne era orgogliosissimo. A fatica riuscivamo a distinguere i valori, e allora diventava la scusa ideale per barare un po’ sui check.
Insomma, il cibo e il gioco sono sempre stati un connubio perfetto. Spesso il primo era solo il pretesto per il secondo. Altre volte, quando le giocate erano davvero entusiasmanti, semplicemente obbedivamo ai nostri stomaci. Dal richiamo dell’avventura, al richiamo dello spaghetto…
“Si fa una pasta?”
“E come?”
”Aglio e olio, ovviamente…”
















