BALINOR
Marzo 27, 2008

Balinor é l’alter-ego di un personaggio della Spada di Shannara, simile nel fisico ma opposta la sua indole, crudele ed efferata.
Balinor vive le sue giornate ignorando il pericolo e disprezzando il prossimo. Ama le donne e spesso le uccide. Il tradimento é poca cosa. L’orgoglio é l’essenza vitale del guerriero.
Spesso é spinto dal desiderio di pregare le immense divinitá del Caos, nonché di offrire loro orribili sacrifici. La morte per lui é come un cancello…
É posseduto dal malvagio spirito di un cavallo, che puó apparire mentre galoppa nei suoi occhi. Quando si manifesta, Balinor lo cavalca instancabilmente. La sua spada si chiama Andrugal, che significa “Fil di Tenebra”.
Chi puó dire cosa sia il buio
Io sono in grado di comprenderlo
Io posso parlarci
Io conosco i suoi desideri.
Chi é in grado di sfidare l’oscuritá
Io non mi pongo davanti ad essa
Io non mi dileguo dalla sua essenza
Io sono al suo fianco, lei mi conosce.
Chi osa sfidare la morte?
Non certo io.
Per me la morte é solamente un cancello…
Quanti ne ho giá varcati…
BALINOR - VENDICATORE DEL 12 LIVELLO
Livello Chierico IV
AC -5
PF 107
FORZA 18
INTELLIGENZA 10
SAGGEZZA 17
DESTREZZA 13
COSTITUZIONE 18
CARISMA 13
THACO 13
DANNI SPADONE 2d8+9
Il teschio che porta con se l’effige della morte
Affligge la mente del debole
Sostiene lo sguardo del forte
Poiché la tenebra lo segue dappresso
La sua scia porte distruzione
Ed il fuoco che arde dentro il bianco osso
Brucia ogni essenza
Lasciando piaghe senza tempo.
Estratti da una scheda del 1990
TRIBUTO A GARY
Marzo 12, 2008
Tra i moltissimi tributi apparsi in rete in questi giorni, ho scelto questo. Le parole di questo vecchio giocatore, rotte dal pianto, sono davvero commoventi. Riflettano piú o meno quello che tutti i giocatori di ruolo hanno provato all’indomani del tragico evento.
Grazie ancora Gary! Rest In Peace!
ADDIO GARY!
Marzo 5, 2008

Mi ero dato un po’ di tempo, ma questa notizia mi ha profondamente colpito, e come succede in queste occasioni, l’unica maniera per ventilare è quella di battere qualche riga sulla tastiera.
Si è spento ieri all’etá di 69 anni il grande Gary Gygax, co-inventore di D&D.
Prima di Dungeons & Dragons (uscito nel 1974) la fantasy era ancora qualcosa rilegata ai lettori di Howard e Tolkien. Ma con l’avvento del GdR divenne presto un universo illimitato dove poter ambientare moltissime storie.
Sono stati oltre 20 milioni da allora le persone che hanno giocato a D&D, e si calcola un giro di soldi pari a 1 miliardo di dollari.
Gygax ha sempre ripetuto che la regola fondamentale del suo gioco era quella di divertirsi, e di godere dell’esperienza sociale volta alla creazione di un intrattenimento.
“L’essenza del gioco di ruolo è quella di un’esperienza cooperativa di un gruppo di persone. Non ci sono ne vincitori ne vinti. Solo il merito di riuscire a immaginarsi nei panni di un altro personaggio.”
Il Dungeon Master di noi tutti lascia, oltre la moglie, ben sei figli (tre maschi e tre femmine).
Dall’articolo del New York Times mi piace inoltre riportare una considerazione riguardo all’evoluzione del GdR nell’era dei videogames. Gygax ovviamente accettava questa nuova tendenza, ma non la supportava totalmente.
“L’immaginazione è tradotta dal computer, e non è la stessa cosa di quando ti ritrovi insieme ad un gruppo di persone.”
Gary Gygax è stato per anni un nome, una figura, un simbolo che rappresentava le nostre esperienze ludiche. Grazie di tutto questo!
Chissà se si fará seppellire col suo set personale di dadi! Magari dove sta andando adesso potrebbero tornargli utili!
NEVE SILENTE
Febbraio 16, 2008

Questo é il background di uno dei miei ultimi personaggi di Dungeons & Dragons, datato 2005. Spero vivamente di poter tornare a giocarlo, un giorno…
Sono passati più di otto anni ormai.
Era un giorno invernale, freddo come mai si era sentito giù nelle valli degli Atruaghin, e il cielo era bianco, promettente di neve. Allora lui era poco più di un ragazzo, ed era il figlio del grande Shamano Quercia Possente (Mighty Oak), del Clan dell’Alce. Il suo nome era diverso: Radice di Quercia (Oak’s Root), per volere di suo padre che lo voleva successore dei suoi segreti. Aveva solo sedici anni ma già conosceva le tecniche della respirazione e della meditazione, i segreti del mondo degli spiriti e i rituali degli shamani. Se il mondo non fosse esploso sarebbe diventato il nuovo grande Shamano del Clan.
In un giorno freddo come quello non si va a caccia, ma si rimane accanto al fuoco, nella propria tenda, a fumare la sacra pipa e a sognare l’oblio. Le donne arrostiscono grandi pezzi di carne e il fumo dell’arrosto pervade tutto il villaggio. L’inverno è fatto per riposare.
Ma Radice di Quercia amava cacciare, amava spingersi sempre lontano e vedere orizzonti nuovi, e sfrecciare per le valli in groppa al suo fedele destriero, Fuoco (Fire).
Quel giorno era giunto fino alle estreme colline del nord, al confine dei territori conosciuti dal suo Clan. Laggiù non viveva quasi nessuno. Il mondo era antico come da nessuna altra parte, e questo lo riempiva di felicità.
Vide un cervo in quella valle, bello e possente come mai ne aveva visti, ma era ancora troppo lontano. Doveva avvicinarsi, prendere bene la mira e trafiggerlo con un’unica freccia.
Prima però intonò la melodia della caccia, l’antica preghiera di ringraziamento alla preda. La sussurrò appena, per non perdere la concentrazione, o spaventare l’animale. Intanto Fuoco muoveva passi leggerissimi verso il fondo della valle.
Ma il cervo, che cercava un po’ d’erba tra le rocce, venne come avvertito da un qualcosa, una strana sensazione che gli fece rizzare il pelo e guardare nella direzione di Radice di Quercia.
Si narra che la natura è come una stoffa fatta di trame, e molti sono gli elementi che si intrecciano per renderla il più salda possibile. E le trame sono anche fatte di vento e di foglie che volano.
Il cervo corse via, ma il ragazzo non voleva perdere quella preda. Così spronò il cavallo verso il fondo della valle, fendendo il vento gelido, e i fiocchi di neve che incominciarono a cadere.
Fuoco era un abile e possente destriero, ma quella valle era insidiosa, piena di rocce sporgenti e pericolose. Per evitarne una fece una mossa brusca, che il giovane cavaliere non riuscì a controllare. Così cadde.
Un vecchio pastore tornava verso casa, sulle colline, insieme alle sue capre.
Anche lui, come il cervo, ebbe una strana sensazione quando volse lo sguardo verso la valle.
Adesso era completamente ammantata di neve, e i fiocchi continuavano a scendere in un silenzio quasi innaturale. Il vecchio vide un cavallo ergersi solitario in fondo al pendio. Colto dalla curiosità il pastore si avvicinò e vide il ragazzo, disteso e in parte coperto dalla neve. Cercò di svegliarlo, ma non ci riuscì. Non era morto, ma presto lo sarebbe stato se non lo avesse aiutato. Così lo caricò sul cavallo e lo portò con se.
Radice di Quercia rimase senza conoscenza per due giorni, e quando riaprì gli occhi vide il fuoco di una tenda, e volti che non conosceva che lo osservavano. Un vecchio e la sua donna.
Radice di Quercia cercò di capire cosa stava succedendo, cercando nella sua mente le linee degli ultimi eventi, ma non riusci a trovarne il capo. Scosse la testa e provò a ricordare, ma non successe niente. Neanche il suo nome affiorava da quel denso strato di nebbia.
Passarono i giorni, e il giovane cacciatore perduto rimase insieme alla famiglia del pastore, cercando nella sua testa una traccia di ricordo. Il pastore lo aveva ribattezzato Neve Silente (Silent Snow), per la circostanza in cui lo aveva trovato.
Quelli erano tempi bui, ma sulle colline sperdute dove risiedeva la famiglia del pastore gli affari del mondo non avevano molta importanza. Un ‘evento terribile era imminente, un cataclisma, un impatto tra forze devastanti che avrebbe cambiata l’intera struttura geografica e politica di Mystara. Il Clan dei Figli dell’Alce, era pronto ad affrontarla. Da tempo si conosceva che un tale evento sarebbe potuto succedere, e molti Clan degli Atuaghin avevano già scelto di ritararsi nei mondi sotterranei quando quel tempo fosse giunto.
Mentre questi eventi si compivano, Radice di Quercia era sperduto nelle colline a nord, alla ricerca disperata del suo passato che però non riusciva a tornare.
Erano passati ormai quattro mesi da quando il pastore lo aveva salvato, e una notte Neve Silente fece un sogno bizzarro. Sognò un uomo alto e incappucciato, che spuntava da una foresta sconosciuta insieme ad un grosso lupo grigio. Aveva con se un bastone argentato, ornato di foglie.
L’uomo aprì la bocca come per parlare, ma non ne uscì alcun suono. Si udì solo il vento.
A quel punto il giovane si destò, e subito si accorse di essere tornato in possesso della sua memoria. Ricordò la sua tribù, suo padre Quercia Possente, e gli eventi che stavano per accadere.
Chiese al pastore da quanto tempo era rimasto lì, e quando seppe di esserci già da quattro mesi, corse in groppa a Fuoco e lasciò le colline, nella speranza di ritrovare la sua gente.
Purtroppo la sua corsa fu vana. Quando giunse al villaggio della sua famiglia erano già tutti partiti da tempo. Adesso era rimasto solo.
Non sapendo dove andare Radice di Quercia tornò dalla famiglia del pastore, e decise di rimanervi. Mai più si sarebbe chiamato Radice di Quercia. Adesso era Neve Silente.
Dopo sette anni il pastore morì, e anche la sua donna lasciò le sue spoglie mortali per raggiungere lo spirito del suo amato. I figli del pastore avevano accolto Neve Silente come un fratello, ma il Figlio dell’Alce capì che non c’era più alcun motivo per rimanere su quella sperduta collina.
Insieme al suo fedele cavallo lasciò quella terra che lo aveva ospitato per sette anni.
Voleva vedere l’oriente, o ciò che ne era rimasto.









